Scarcerati i due analisti di San Dorligo

Liberati altri indagati nell’ambito dell’inchiesta sui rifiuti della centrale di Monfalcone
Lasorte Trieste 29/11/11 - Confcommercio, URES, Firma Accordo
Lasorte Trieste 29/11/11 - Confcommercio, URES, Firma Accordo

Sono liberi da ieri sera quattro degli indagati nell’inchiesta del pm Giorgio Milillo sull’associazione a delinquere finalizzata alla truffa e al traffico di sansa e di segatura che venivano immesse con certificati fasulli nelle caldaie della Centrale termoelettrica di Monfalcone.

Giuseppe Picini, Moreno Rudes, Jovandi Da Silva ed Henry Sadiraj, erano ricorsi con gli avvocati Paolo Pacileo e Giorgio Borean al Tribunale del riesame. Ieri si è tenuta l’udienza che ha occupato tutta la mattinata. A sera inoltrata ai quattro è stata notificata la revoca del provvedimento del presidente aggiunto del gip Guido Patriarchi che due settimane fa aveva imposto loro gli arresti domiciliari.

Nell’udienza il pm Giorgio Milillo non si era opposto alla liberazione dei indagati: tranne che per Giuseppe Picini, residente a Udine, 60 anni di età, 25 dei quali trascorsi alle dipendenze delle società che hanno gestito nel tempo la centrale di Monfalcone.

Il provvedimento del Tribunale del riesame è stato notificato in serata nell’abitazione di via Bonomea 34/1 dove vive Moreno Rudes, 47 anni, responsabile della sede di San Dorligo della "Tiss srl - Technical Inspection Service Sardina". Secondo il magistrato Rudes certificava indirettamente in modo fasullo assieme al suo collaboratore esterno Henry Sadarj,- anch’egli liberato- il potere calorifico dei carichi di sansa importata dalla Tunisia per essere immessa nelle caldaie della centrale. Ultima notifica a Villa Vicentina, nell’alloggio di Jovandi Da Silva, 36 anni, nato in Brasile. Anch’egli è libero.

L’indagine intanto prosegue anche i difensori degli indagati scarcerati ieri hanno preso d’assalto l’apparato accusatorio messo a fuoco dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico. Che qualcosa non funzionasse nella centrale di Monfalcone i dirigenti di A2a, lo avevano capito da tempo, verificando in un verso i livelli di energia elettrica prodotti dall'impianto di Monfalcone, nell'altro la quantità di sansa e carbone entrate nelle caldaie. Il rendimento risultava troppo basso e non in linea con quello di analoghi impianti termoelettrici di dimensioni non dissimili.

Ecco perché la società milanese si era rivolta a un investigatore privato che nell'inverno scorso aveva esaminato tutti la filiera. Dai documenti e dalle ispezioni erano emerse le prime contraddizioni, i primi sospetti. La sansa, usata come combustibile a Monfalcone, veniva importata in Italia dalla società "Comagri srl" di Treviglio, in provincia di Bergamo. L'amministratore Roberto Ferrari, 51 anni, è in carcere perché il pm Giorgio Milillo ritiene che il suo ruolo nell'associazione a delinquere finalizzata alla truffa, al falso ideologico e all'illecito traffico di rifiuti, sia stato preminente.c.e.

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