Scatta il blitz sulle nomine «Fatto apposta per Cisint»

L’emendamento in Regione cambia le regole e prevede il voto ponderale Il dem Moretti: «Comuni umiliati e sulle quote rosa ecco il salva-Asquini»



In un quasi solstizio d’estate il rebus della presidenza dell’Ambito socioassistenziale, la cui nomina procrastinata al post amministrative è attesa ormai da mesi, si scioglie come cera al fuoco. Sulle sorti del futuro vertice peserà infatti il voto ponderale: non più maggioranza secca degli enti locali seduti al tavolo, che avrebbe penalizzato un centrodestra qui a traino Lega e con rappresentanza politica numericamente inferiore in mandamento dopo la vittoria di Riccardo Marchesan a Staranzano, bensì un esito calibrato sulla taglia small, medium o large degli stessi enti locali. A contare sarà cioè il numero di teste dei cittadini rappresentati: il “volume” di abitanti. È quanto approvato giovedì con emendamento in Consiglio regionale nel ddl 54, disposizioni multisettoriali per esigenze urgenti del territorio regionale. Una “leggina”, l’articolo 50 ter di modifica al 20 della legge 6/2006, dai detrattori invisa perché letta tutta a favore di Monfalcone (e pure Codroipo): un meccanismo per ribaltare esiti altrimenti scontati.

Il 20 giugno, che precede la giornata dell’anno con più ore di luce, passerà così alla storia per le lunghe ombre, almeno a sentire il segretario provinciale democratico e consigliere regionale Diego Moretti, che ha votato contro l’emendamento, destinato martedì in aula a diventare norma a tutti gli effetti: «Si stanno cambiando le disposizioni a seconda dell’orientamento di Monfalcone e del suo sindaco Anna Cisint, accontentando anche Codroipo. Così quattro Comuni prevarranno su sei: è una vergogna». In pratica il nuovo emendamento presentato dall’assessore Riccardo Riccardi dispone che, «per l’elezione del presidente e per l’approvazione del regolamento interno» dell’Assemblea dei sindaci per il servizio sociale. Ciascun componente esprima voti in assemblea contemperati al numero di abitanti. Soppresso, dunque, il voto favorevole della maggioranza tout court. Monfalcone rientra al punto d) e si vedrà così assegnare in quella sede un peso di «sei voti», poiché vanta popolazione tra 15.001 e 30 mila abitanti. Staranzano ne avrà 2, come Grado, San Canzian e Fogliano (da 3.001 a 10 mila abitanti); Ronchi 3 (tra 10.001 a 15 mila) e invece uno solo per San Pier, Doberdò, Sagrado e Turriaco (fino a 3 mila). Per inciso, anche i democratici danno in pole per la presidenza Michele Luise, assessore comunale alle Politiche sociali e direttore del distretto sanitario.

«Sei mesi si sono attesi per questa nomina e ora, dopo che le cose sono andate storte e Cisint ha perso a Staranzano, si cambiano le carte in tavola – tuona Moretti –. Ma così salta la mutua assistenza sul territorio, a svantaggio dei piccoli comuni. Non solo: la maggioranza regionale di centrodestra ha votato anche la salva-Asquini per far quadrare le quote rosa». Qui il dem si riferisce a un emendamento aggiuntivo avanzato dall’assessore Pierpaolo Roberti e poi approvato (articolo 21 bis di modifica al 12 della legge 22/2010) che precisa come l’assessore nominato per particolari esigenze di governo locale, come appunto è avvenuto con la nomina di Massimo Asquini, non venga conteggiato ai fini del calcolo delle quote di genere sancite da norma, con l’unica deroga a fronte dell’assenza di adeguata rappresentanza rosa. Punto quest’ultimo invece votato favorevolmente dal Pd regionale. La ratio illustrata è di sopperire a una formulazione che «ha creato difficoltà applicative agli enti», come si legge nella relazione. «Anziché legiferare per interessi ampi e generali – termina Moretti – lo si fa per casi particolari, ma è un modus schizofrenico». –



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