Scatta il piano per l’emergenza freddo Pasti e un letto per 60 persone in difficoltà

«È molto difficile aiutare i migranti di passaggio, quelli cioè che cercano rifugio magari solo per una notte e non vogliono essere identificati, così come quei pochi che non sono a conoscenza della rete di accoglienza del Comune». Così l’assessore comunale alle Politiche sociali Carlo Grilli commenta la notizia della presenza all’interno del Silos, registrata sabato scorso, di decine persone provenienti da Pakistan, Afghanistan e Siria, tra cui due minori.
Persone che, a breve, oltre che con la sporcizia, dovranno fare i conti anche con le temperature in calo, tipiche dell’inverno. Anche per loro, spiega ancora Grilli, potrà scattare il piano per l’emergenza freddo, attivo da ieri e rinforzato rispetto all’anno scorso. «La rete di comunicazione è molto forte - spiega l’esponente della giunta Dipiazza -, molte di queste persone sanno benissimo dove andare e rivolgersi, lo abbiamo appurato. Tuttavia, soprattutto se vengono intercettati dei bambini, dobbiamo rafforzare i controlli, ne parlerò con l’assessore alla Polizia locale Paolo Polidori, invieremo dei vigili urbani all’interno del Silos. È un tema di pubblica sicurezza. Però, anche se non vanno al Silos, andranno sicuramente da un’altra parte. Il problema è che se le persone evitano l’identificazione è molto difficile aiutarle. Comunque se noi li intercettiamo, siamo pronti ad accoglierli con un piano emergenza freddo e abbiamo tutti i mezzi: siamo in collegamento con chi si occupa di richieste d’asilo, con Prefettura e Questura».
Il problema, invece, secondo Gianfranco Schiavone, presidente dell’organizzazione umanitaria Ics, capofila di un gruppo che si occupa dell’amministrazione dei migranti presenti in città, è che non si è trovata ancora una soluzione per «intercettare e proteggere le persone che non vogliono rimanere a Trieste». «I migranti che sono al Silos - sottolinea Schiavone - non stanno lì perché il sistema non ha consentito loro l’accesso. Parliamo di soggetti vulnerabili, come i minori, e di persone che rimangono lì una notte, magari illuse dai trafficanti con false aspettative. Bisogna migliorare l’aggancio con queste persone - continua -. Questo non è possibile se il clima sociale e politico è dominato dalla violenza. Se andiamo al Silos, noi come organizzazione umanitaria possiamo addirittura essere sanzionati. Bisogna fare un programma, noi siamo disponibili ma ci vuole una volontà che richiede un atteggiamento diverso».
Intanto da ieri il Comune ha dato il via fino al 31 marzo al sistema integrato di servizi per le persone in difficoltà e senzatetto, con 60 posti letto a notte distribuiti tra il dormitorio di via Sant’Anastasio, il Teresiano e il dormitorio di via Udine, come specificato dall’Help center che si occupa della registrazione degli interessati all’interno della Stazione centrale. I soggetti che chiederanno aiuto avranno pasti caldi, coperte, vestiti, prodotti per l’igiene personale, un servizio di lavanderia e soprattutto una rete di supporti. —
B.M.
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