Sciopero Tirso a Muggia, adesioni al 70%: nuovo tavolo fra tre settimane sul licenziamento degli interinali

Al prossimo incontro attesa la presentazione del piano industriale. L’azienda: sito strategico. Sigle divise
Luigi Putignano

TRIESTE. Questione Tirso ancora sugli scudi. Giornata intensa quella di ieri per lo stabilimento tessile muggesano. Tra scioperi, presìdi e tavoli tecnici, alla fine della giornata la questione è stata spostata a un incontro tra le parti in causa, istituzioni, sindacati, proprietà e lavoratori, che si terrà fra tre settimane.

La giornata

Vediamo il film della giornata. Nella tarda mattinata di ieri c'è stato un presidio organizzato dalla Filctem Cgil davanti allo stabilimento, con una cinquantina di lavoratori che hanno stazionato davanti ai cancelli con striscioni di protesta contro il mancato rinnovo dei contratti per lavori “somministrati”. A quest’iniziativa è seguito nel pomeriggio un tavolo tra proprietà, assessori regionali competenti - Alessia Rosolen e Sergio Emidio Bini -, sindacati e il sindaco di Muggia Paolo Polidori. Riguardo lo sciopero, in giornata Nicola Dal Magro, segretario provinciale della Nidil-Cgil, aveva detto che l'adesione al «turno di notte è andata abbastanza bene con un 50% di adesione. L'importante era lanciare un segnale, ossia che noi come sindacato siamo disposti a condurre tutte le forme di lotta possibile per raggiungere il risultato». Dal Magro, inoltre, ha sottolineato che «lo sciopero non è strumentale o ostruzionista». In serata sono poi arrivati i dati definitivi sullo sciopero, che parlano di un'adesione del 70%. Tanti i rappresentanti della politica locale presenti al presidio: da Riccardo Laterza (Adesso Trieste) a Maurizio Fogar (civica Muggia), da Sergio Filippi (Noghere No Laminatoio) a Roberto Decarli (Pd).

L’incontro

Nel pomeriggio, come anticipato, si è tenuto l'incontro in videoconferenza tra gli assessori Rosolen e Bini, le organizzazioni sindacali, i rappresentanti dell'azienda e di Confindustria, gli esponenti dei sindacati dei lavoratori somministrati, e il sindaco di Muggia Polidori, che si è detto «soddisfatto delle dichiarazione della proprietà sul mantenimento del sito produttivo di Muggia, tenuto conto della crisi che il gruppo sta attraversando in questo momento».

Anche Filippo Caputo, segretario provinciale della Fesica Confsal, si è detto «soddisfatto da quanto emerso dall'incontro. Trieste, come è stato confermato dall'amministratore delegato del gruppo, Andrea Parodi, è il fiore all'occhiello del gruppo. Basti pensare che il gruppo in Cina chiuderà per sei mesi e in Portogallo per tre. Mentre Trieste e la Turchia lavoreranno». Sulla mancanza di un piano industriale Caputo ha evidenziato che all'azienda servono «tre settimane. Dopo di che si imbastirà un nuovo tavolo con la Regione». Sta di fatto che per Caputo «lo sciopero non andava fatto. Ho invitato Parodi ha passare in azienda per tranquillizzare i lavoratori. Nell'immediato non sono previsti esuberi».

Centralità dello stabilimento

Andrea Rizzo, segretario regionale della Uiltech ha confermato che «l'azienda ha riconosciuto la centralità dello stabilimento di Muggia. E si è impegnata a presentare un piano industriale per il sito che ci presenterà tra tre settimane». Non soddisfatta invece la Cgil. «Lo stato d'allerta rrimane», la posizione di Dal Magro e Fabrizio Zacchigna, segretario provinciale Filctem-Cgil: «Non c'è un piano industriale e l'incertezza resta alta. Tra tre settimane è previsto un altro tavolo regionale con le Rsu. Ora ci confronteremo con le altre sigle per vedere il da farsi. Altra cosa importante è che siamo riusciti ad ottenere dalla Regione un altro tavolo per il riposizionamento dei "somministrati", che hanno perso il lavoro in occasione di queste crisi occupazionali, magari presso Bat».

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