Scoglio Olivi, aperto l’iter fallimentare: attese oltre mille lettere di licenziamento

La decisione del giudice dopo due rinvii. Sindacati e sindaco di Pola attaccano: «Zagabria immobile senza far nulla»

POLA. Il Cantiere Scoglio Olivi di Pola va in fallimento dopo 163 anni nei quali è stato il pilastro economico di Pola e in parte anche dell’Istria. Dopo due rinvii, ieri il giudice del Tribunale amministrativo di Pisino Ivan Dujić non ha potuto fare altro che applicare la legge croata sulla bancarotta avviando l’iter fallimentare. All’udienza del 24 aprile aveva concesso allo stabilimento l’ultima chance, dopo l’annuncio secondo cui entro il 10 maggio i potenziali investitori cinesi avrebbero dato risposta su una eventuale acquisizione del cantiere, che assieme al Tre Maggio di Fiume è parte del Gruppo Uljanik. La risposta da Pechino sinora non è arrivata. Anche se ieri pomeriggio il premier Andrej Plenković ha reso noto che i cinesi sono attesi per un’altra ricognizione tra una decina di giorni, e ha precisato che l’avvio dell’iter non preclude la strada agli investimenti cinesi.. Il Tribunale di Pisino ha deciso l’iter per la Uljanik–Brodogradiliste - che gestisce lo stabilimento e che con 1118 dipendenti è la maggiore società del Gruppo Uljanik - a causa dei conti bloccati da quasi otto mesi e delle spettanze rivendicate dai creditori. Si tratta di 22 milioni di euro di cui 10 a titolo di stipendi non pagati da otto mesi; e per il resto, si debiti verso addetti esterni, istituzioni statali, Azienda elettrica, fornitori e banche. Un altro discorso riguarda i 160 milioni di euro di danni provocati al bilancio dello Stato e alle casse aziendali, per i quali 14 manager ex manager (sei in custodia cautelare fino a giugno) sono indagati per frode e malversazioni.

Nei prossimi giorni ai dipendenti verrà consegnata la lettera di licenziamento, dopo la quale avranno diritto a tre mesi di stipendio minimo erogati dallo Stato e a una buonuscita il cui importo non è noto. Il curatore fallimentare intanto avrà l’incarico di appianare i debiti del cantiere con la vendita dei beni, in gran parte ipotecati. Rimane l’incognita delle due navi in costruzione allo Scoglio Olivi. Il direttore dell’Uljanik–Brodogradiliste Sandi Bozac si dice fiducioso che in ogni caso verranno completate a Pola. Il leader del sindacato adriatico Boris Cerovac ha spiegato che «le unità non appartengono alla Uljanik–Brodogradilište ma all’Uljanik spa», la casa madre di tutte le società del gruppo, «del cui fallimento si deciderà venerdì. E mi sembra che il governo abbia l’interesse a completarne la costruzione, per non pagare altre garanzie bancarie».

I sindacati intanto hanno reagito duramente accusando il governo di avere attuato un piano ben congegnato per seppellire la cantieristica navale non solo a Pola e a Fiume, ma anche a Spalato e a Traù e dare disco verde a faccendieri che hanno messo nel mirino le aree. Toni di fuoco contro Zagabria ha usato il sindaco di Pola e leader regionalista Boris Miletić. «Dopo mesi di agonia e umiliazione dei cantierini - ha detto - il governo croato è riuscito a portare Scoglio Olivi al fallimento. Pur detenendone il 26%, non si è mai interessato al suo destino ma lo ha lasciato andare alla deriva. Adesso è del tutto chiaro che la storia con i vari partner strategici, compresi gli investitori cinesi - ha tuonato Miletić - è stata solo una farsa per prolungare l’agonia dei dipendenti e poi sferrare il colpo di grazia allo stabilimento». Un paio di mesi fa Zagabria aveva accolto in via preliminare la proposta di ricapitalizzazione dei due cantieri navali di Pola e Fiume da parte di Brodosplit di Spalato. I calcoli di questa ristrutturazione hanno mostrato che allo Stato croato l’operazione sarebbe potuta costare circa un miliardo di euro. Miletić ha proclamato una giornata di lutto in città: cancellati tutti gli eventi culturali, musicali e sportivi. La situazione di Scoglio Olivi sta avendo da mesi effetti devastanti su Pola: circa 2.000 stipendi in meno - se si calcolano anche quelli di quanti lavorano in altre società della compagnia già in fallimento - son macigni sull’economia locale. —

P.R.

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

Argomenti:economia

Riproduzione riservata © Il Piccolo