Serbia al voto in maggio, Kosovo incluso

BELGRADO. Sarà il giorno di San Giorgio, il 6 maggio, la data-chiave per capire dove sta andando la Serbia. Fra meno di due mesi si saprà se le forze europeistiche che fanno capo al presidente Boris Tadic avranno la meglio. O se la crisi, la disoccupazione in crescita e il nodo del Kosovo porteranno invece l’elettorato a scegliere a guida del Paese chi oggi occupa i banchi dell’opposizione, nazionalisti in testa. Ieri il presidente Tadic ha firmato infatti il documento che ufficializza la data delle prossime elezioni legislative. «Il voto è sempre un momento solenne, per decenni abbiamo combattuto per raggiungere la democrazia in Serbia ma oggi respiriamo un’atmosfera diversa nel Paese e credo che ci si possa riunire attorno a obiettivi strategici» ha spiegato Tadic.
Quali gli obiettivi? «Affermare i principi democratici e rafforzare le istituzioni», in modo da avere un esecutivo, che andrà «formato con rapidità», forte e capace di affrontare situazioni anche difficili «per assicurare un futuro migliore ai cittadini» - ha aggiunto Tadic. L’annuncio del voto a maggio, che sarà accorpato con le elezioni municipali e provinciali in Vojvodina, è stato accompagnato da una decisione a sorpresa. Fonti vicine al governo avevano rivelato nei giorni scorsi, anche al “Piccolo”, che nel Nord del Kosovo a maggioranza serba e nelle enclave non sarebbe state allestite le urne «per evitare problemi con l’Ue». Ue che da pochi giorni ha conferito a Belgrado lo status di Paese candidato all’ingresso nell’Unione, dopo che la Serbia si era impegnata a “normalizzare” le relazioni con Pristina. Ma la Serbia, in extremis, ha cambiato idea. «Nel rispetto della risoluzione Onu 1244 e della Costituzione e in collaborazione con la missione Onu in Kosovo, saranno adottate tutte le misure necessarie per il voto nella provincia autonoma del Kosovo e Metohija», ha affermato la presidentessa del Parlamento, Slavica Djukic Dejanovic. Belgrado potrebbe rischiare ora una nuova crisi nei rapporti con l’Ue, paventano molti osservatori in Serbia. La pensa diversamente l’autorevole analista politico Vladimir Todoric, direttore del think tank New Policy Centre. «In relazione alle elezioni locali in Kosovo, la decisione dal punto di vista procedurale è solo formale e non significa che il voto si terrà necessariamente nei quattro comuni del Nord del Kosovo. Ciò dipenderà dagli accordi tra la Serbia e la comunità internazionale» spiega. E per quanto riguarda le elezioni legislative? «Il voto presidenziale e parlamentare non è una fonte di preoccupazione nemmeno per Pristina» chiarisce. Questo perché i serbi del Kosovo «anche secondo il Piano Ahtisaari godono della doppia cittadinanza e in questo senso hanno il diritto di votare come ogni serbo all’estero. Ma ciò non significa che la Serbia considererà il Nord del Kosovo come un’entità estera». In pratica, ancora una volta, nei Balcani, la forma prevale sulla sostanza.
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