Sertubi, gli operai bloccano anche il deposito al terminal di Fernetti

Contrordine, il blocco dei lavoratori della Sertubi rimane, non solo dinanzi allo stabilimento di via von Bruck, ma anche al terminal di Fernetti dove l’azienda ha un deposito di tubi. «Non ci fidiamo più - spiega Michele Pepe, rsu di Fim-Cisl - non abbiamo nemmeno ricevuto la comunicazione ufficiale dell’incontro in Prefettura di venerdì. Per cui non molliamo, almeno fino a quel giorno.» Anche ieri dinanzi all’azienda ha stazionato una pattuglia di carabinieri per controllare la situazione. Dei 208 dipendenti, circa centocinquanta sono in cassa integrazione, gli altri lavorano per pitturare i tubi giunti dall’India, quelli per le fognature da un metro di diametro. «Ma da qualche giorno i tubi non partono né da qui, né da Fernetti - spiega Pepe - abbiamo bloccato le consegne e le aziende che li attendevano cominciano a essere in sofferenza. Era un nostro obiettivo perché puntiamo a far sì che tutti, a incominciare dalle istituzioni, si rendano conto della drammaticità della nostra situazione». Resiste anche il gazebo di piazza della Borsa, gestito assieme ai dipendenti della Duke, a propria volta in cassa integrazione straordinaria. Sono quasi cinquemila le firme di solidarietà dei cittadini già raccolte. I cassintegrati della Sertubi stanno dunque facendo i salti mortali con turnazioni su tre fronti: via von Bruck, Fernetti e piazza della Borsa.
L’appuntamento per la trattativa a oltranza è stato fissato verbalmente alle 10 di venerdì in Prefettura. Michele Colombo, chief restructuring officer, cioé il manager esterno incaricato della ristrutturazione, illustrerà ai rappresentanti dei lavoratori, oltre che alle istituzioni, i progetti immediati di Jindal Saw Italia, la società del gruppo indiano che ha preso in affitto per cinque anni il ramo Sertubi dalla Duferco. La trattativa è passata a Colombo dopo che l’amministratore delegato della società, Leonardo Montesi, duramente contestato dai dipendenti, aveva deciso di passare la mano. (s.m.)
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