Sesso con il parroco dopo l’elemosina «Se non mi dai soldi mostro le foto»

Un prete denuncia un giovane mendicante straniero dopo alcuni incontri intimi. Il ragazzo pretendeva 5 mila euro



Lui un parroco di mezza età. L’altro un ventiduenne rumeno, già nei guai con la giustizia, che passa il tempo a bussare alle porte delle chiese per chiedere l’elemosina. Denaro, vestiti e da mangiare. I due si conoscono e iniziano una relazione omosessuale che dura qualche settimana: tre incontri in tutto, conclusi non appena il ragazzo ritorna nel proprio Paese di origine. È da qual momento in poi che per il prete inizia l’inferno: il rumeno pretende soldi - e parecchi - per non divulgare le foto scattate mentre fanno sesso. Non si sa se le immagini esistano davvero o siano soltanto un’invenzione: una scusa, insomma, per spillare quattrini. Il caso è esploso in una parrocchia di periferia la scorsa primavera e ora è approdato in Tribunale perché il sacerdote, precipitato in un incubo di ricatti telefonici praticamente quotidiani, ha denunciato la vicenda alla polizia.

Sia l’identità del rumeno che quella del prete restano segrete per non rendere riconoscibile la parte lesa: il sacerdote, appunto, vittima di un’estorsione che lo ha fatto piombare in una profonda crisi psicologica.

Tutto comincia poco dopo le festività pasquali: il ventiduenne si fa avanti domandando aiuto. Vorrebbe soldi, soprattutto, come tante altre persone bisognose che ogni giorno si presentano in chiesa e negli uffici della Caritas. Il parroco lo accontenta: gli regala qualche banconota, un po’ di vestiti e gli fa la spesa. Gli scambi sono giornalieri e i rapporti diventano presto confidenziali. Poi intimi. I due si vedono per circa un mese, nel corso del quale hanno tre incontri a sfondo sessuale.

Il rumeno sparisce all’improvviso per poi rifarsi vivo con una telefonata minacciosa: «Mandami subito denaro in Romania - dice - voglio 5.000 euro, altrimenti pubblico le nostre foto». Sarebbero le immagini dei loro rapporti. Il rumeno è insistente, il parroco terrorizzato. Teme che il ragazzo possieda davvero materiale compromettente e così cede. I due si accordano: la somma sarà dilazionata in cinque rate. Il prete fa un primo trasferimento di 1.000 euro utilizzando Western Union. Poi altri 1.000 e sempre con lo stesso sistema. Dopo le prime due rate il prete prova a trattare, domandando la cessione delle foto (chissà se veramente esistenti) a fronte delle cifre già versate. Ma il rumeno non ha alcuna intenzione di smetterla con il ricatto. Non molla: insiste imperterrito telefonando direttamente al numero della parrocchia. Non può avere subito i 5.000 euro? Dopo aver ottenuto le due rate da 1.000, esige prima un acconto di 700 euro sui 3.000 concordati, poi 500 e quindi 150. Per ritornare ancora alla carica con 3.000. Sono richieste quotidiane.

Il sacerdote non ne può più: «Basta - risponde a un certo punto in una delle ultime conversazioni - non pago. Ti denuncio». Lo straniero non si scompone. «Ah sì? Fai, fai - ribatte lui - ma vedrai che verrà fuori comunque lo stesso...».

Una mattina di inizio maggio il parroco prende coraggio e va al più vicino commissariato di polizia. Parte la denuncia. Il pm Matteo Tripani apre un’indagine. Gli agenti mettono sotto controllo le utenze telefoniche, sia quella del parroco che quelle del rumeno. Gli inquirenti nel frattempo scoprono che l’estorsore è un individuo già noto alle forse dell’ordine: il ragazzo ha alle spalle numerosi precedenti, tra cui reati compiuti anche a Trieste. Le intercettazioni confermano la continua pretesa di soldi.

Il rumeno viene arrestato. Su di lui pende un decreto di giudizio immediato; ma l’imputato - dinnanzi a prove evidentemente schiaccianti - adesso vuole patteggiare. L’udienza a suo carico, davanti al gup Laura Barresi, è in programma nelle prossime settimane. —



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