Sigarette elettroniche: la legge su come usarle sarà scritta a Trieste

Sarà il Centro per la prevenzione e la cura del tabagismo di Trieste a dettare i canoni di natura medica sui quali si modellerà la normativa nazionale per l’uso delle sigarette elettroniche.
Deve essere colmato il vuoto legislativo che permette, attualmente, l’ampia diffusione di questo strumento «nato - puntualizza Rosanna Purich, responsabile del Centro antitabagismo - per aiutare chi vuole smettere e diventato invece, in mancanza di una disciplina che ne regolamenti vendita e utilizzo, un oggetto di stabile uso».
Per integrare la legge sul fumo in vigore da anni, adeguandola alla novità della sigaretta elettronica, l’Istituto superiore della sanità ha dato incarico al Centro antitabagismo di Trieste di effettuare un approfondito studio sulla materia. Il Centro dovrà anche formulare proposte basate su una seria analisi sui rischi che un uso indiscriminato delle sigarette elettroniche può comportare.
«Siamo stati scelti - spiega Purich - perché godiamo di una certa fama. Siamo stati recentemente insigniti del Premio Formez, promosso dal Ministero per la pubblica amministrazione e l’innovazione, in collaborazione con la Confindustria, l’Associazione Premio Qualità Italia (Apqi) e il Consiglio nazionale consumatori e utenti (Cncu), e del Premio “Fumo salute e sanità 2010”».
Sarà Trieste perciò a dire una parola definitiva sulle sigarette elettroniche, anche se Purich è già in grado di fornire anticipazioni. «Innanzitutto - sottolinea - le sigarette elettroniche sono un presidio sanitario medico, da utilizzare solo per la disassuefazione. Non possono trasformarsi in uno strumento di stabile utilizzo. Altrimenti il problema si sposta ma non si risolve. Della sigaretta elettronica - aggiunge - esistono due tipi, con o senza nicotina. La persona deve perciò sapere che cosa utilizzare, il che può avvenire solo con l’assistenza di un medico. La sigaretta elettronica - continua Purich - per il fumatore è ciò che rappresenta il metadone per chi assume sostanze stupefacenti. Per questo motivo, dovranno essere vendute solo in farmacia. Oggi si trovano un po’ dappertutto - afferma - per mancanza di normativa, ma lavoreremo per cancellare questo vuoto».
Il Centro di San Giovanni sarà dunque il capofila dello studio multicentrico sull’impatto e sulla potenziale tossicità delle sigarette elettroniche.
«Oggi - riprende la responsabile del Centro - nessuno può garantire che siano innocue. La maggior parte arriva dalla Cina, perciò dei controlli sul prodotto non abbiamo traccia. Abbiamo invece appurato - prosegue - che alcune addormentano e come tali andrebbero vietate».
Non va poi dimenticato che «il loro costo - conferma Purich - è elevato. In sostanza - conclude - bisognerà essere seguiti da un medico, altrimenti la sigaretta elettronica può diventare una giustificazione per se stessi, in quanto non è dimostrato che faccia smettere, semmai riduce parzialmente il danno ma non si conoscono le conseguenze».
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