«Sigarette elettroniche, rischiamo di chiudere»

I negozianti al fianco della protesta nazionale indetta per oggi: balzello insostenibile

I rivenditori triestini lanciano l’allarme: il business della sigaretta elettronica rischia già di andare in fumo a causa del Consiglio dei ministri che ha deciso di tassare prodotto, ricambi e aromi del 58,5% per rinviare di tre mesi l’aumento dell’Iva. Della decina di esercizi spuntati in città in meno di un anno, «buona parte sarà costretta a chiudere». Su scala nazionale la stima dell’Anafe (Associazione fumo elettronico) è di 3mila serrande abbassate e 5mila posti di lavoro persi. La categoria protesterà oggi in piazza a Roma. Ci saranno anche alcuni negozianti “nostrani”.

«Ho aperto 15 giorni fa e già penso a chiudere: questa misura ci distrugge», lamenta il gestore di un negozio in franchising, la formula più diffusa nel mercato delle “e-cig”. «E chi proseguirà - dice Aurora Nicoli, titolare di una rivendita multimarca - troverà un escamotage, visto che l’imposta è sul venduto. Quando l’Iva era al 12% la pagavano tutti, ma così non si può andare avanti». Con una tassazione prossima al 60%, denunciano i commercianti, dei 20mila euro fatturati in media da un punto vendita resterebbe un minimo margine. Se l’attività resistesse a rimetterci sarebbero i clienti, che finirebbero per pagare più di 100 euro per un dispositivo che oggi ne costa 45 (o 14 euro per una boccetta di liquido dal prezzo attuale di 5,90). «Non potremmo mai proporre rincari simili: meglio ritirarsi», assicura Michele Adami, co-titolare di una delle maggiori catene a livello nazionale.

Si “taglieggia” chi vuole smettere di fumare e chi offre un metodo “innocuo” per farlo, ripetono gli addetti ai lavori. Su quest’ultimo punto, però, c’è disaccordo. «È chiaro – spiega Adami – che i calcoli vanno fatti in funzione del danno minore e non del danno inesistente: nei nostri negozi entrano fumatori abituali ed escono fumatori elettronici». «Le elettroniche non uccidono nessuno, perché il fisco dovrebbe equipararle ai tabacchi?», si chiede il grossista Fabio Romantini. Il gestore Filippo Bottazzi commenta: «Regolamentare il mercato è necessario: in giro si vede di tutto. Ma serve almeno distinguere tra prodotti con o senza nicotina, altrimenti il rischio è di tassare una batteria stilo».

Davide Ciullo

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