Il sindaco Dipiazza: «Io non mollo con o senza cabinovia»

Nei prossimi giorni l’impianto a fune sarà messo ai voti della maggioranza. Dipiazza: «Scelga il centrodestra, ma se chiudiamo non cado: hanno bisogno di me. Lo stop di Forza Italia? Prova di esistenza»

Francesco Codagnone
Il sindaco di Trieste Dipiazza
Il sindaco di Trieste Dipiazza

Niente ricatti, niente ultimatum, ma la voce la alza. Eccome. «Cabinovia? Riunisco la maggioranza e la mettiamo ai voti, ma se dovesse andar male non ne faccio un’ansia: faccio il sindaco da venticinque anni, sinceramente non ho paura di niente e non sono ricattabile».

Roberto Dipiazza non le ha mai mandate a dire. Ecco perché, preso da parte dai giornalisti a margine di un evento e incalzato sugli imminenti vertici di coalizione per decidere se archiviare o meno il tanto contestato impianto a fune, il primo cittadino evidentemente non ci ha pensato due volte: «Nei prossimi giorni – così batteva l’Agenzia Ansa nel primo pomeriggio di ieri – convocherò la maggioranza, poi vediamo i risultati: se dopo questi incontri la maggioranza vota contro, andiamo a casa. Dopo venticinque anni da sindaco posso anche andare a casa, zero ansie».

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Il sindaco Roberto Dipiazza (foto Lasorte)

Parole pesanti, subito rilanciate delle opposizioni («pessima mossa» e «ricatto politico», scrivono in solluchero), ma che un paio d’ore dopo il sindaco chiarisce al Piccolo: «Intanto – così Dipiazza ieri al telefono – affrontiamo il tema, magari ne viene fuori qualcosa di intelligente». Poi, se dovessero essere contrari, «chiudiamo l’iter e si va avanti: ho sempre lavorato per il bene della città e continuerò a farlo, non ho paura di niente». Anche perché, «chi vuoi che mi faccia cadere, a un passo dalle elezioni?»: «Lavorerò come sempre – ribadisce il sindaco – fino alla fine del mandato, con o senza cabinovia: del resto, hanno bisogno di me per la campagna».

Cabinovia di Trieste, dieci giorni per decidere il futuro: Dipiazza riunisce i partiti di centrodestra
Una protesta dei No Ovovia (Silvano)

Niente ricatti si diceva, ma la voce la alza e i suoi, il sindaco, li mette in riga, richiamandoli all’ordine in vista di giornate decisive. Nell’agenda Dipiazza ha fissato una serie di incontri face to face con tutti i partiti di centrodestra per concordare una linea comune prima del 9 marzo, quando il Consiglio comunale voterà la mozione con cui le opposizioni chiedono di sospendere una volta per tutte l’iter della cabinovia. Il progetto più discusso del suo ultimo mandato da sindaco, da lui fortemente voluto ma ormai scaricato da un pezzo dopo l’altro della sua maggioranza, la stessa che per sei anni ha sostenuto l’impianto a fune davanti alle telecamere ma che ora sembra infine desistere dinanzi al rischio di trascinarsi questa vicenda sotto elezioni.

Ad aprire le danze è stata Forza Italia, con un dietrofront netto e chiaro: «È arrivata l’ora di cominciare a pensare alla parola fine», avevano detto il segretario Alberto Polacco e i due assessori Sandra Savino e Michele Babuder, sbandierando il proprio «stop» direttamente su queste colonne, senza avvisare il resto della coalizione. Anche su questo il sindaco, all’Ansa, si è tolto il sassolino: «Il punto di vista di FI? Un certificato di esistenza in vita: se tu sei con me e hai approvato un programma elettorale, questo va seguito», ha detto Dipiazza, salvo poi smussare con il Piccolo e ricordare che FI «è il mio partito da trent’anni».

Le parole dei forzisti hanno comunque sollevato dall’imbarazzo anche altri dubbiosi all’interno del centrodestra: allo «stop» degli azzurri sono seguiti, uno dopo l’altro, gli appelli di Giorgio Rossi, di Roberto Cason e Mirko Martini di Idea Giuliana e di Salvatore Porro, ieri al debutto col Futuro Nazionale di Vannacci dopo aver lasciato i meloniani.

Fratelli d’Italia, invece, non si è ancora espressa, così come la Lega, ma non è un mistero che da tempo anche tra loro vi siano non poche perplessità all’idea di perseverare con un progetto tuttora in balia di ricorsi giudiziari e fondi incerti.

Breve ripasso, il segretario comunale di FdI Claudio Giacomelli giorni fa aveva ribadito a Telequattro come l’opera non dovrà essere pagata dai triestini, idem l’assessore al Bilancio Everest Bertoli: «Abbiamo detto che la cabinovia non la pagheranno i triestini e intendo mantenere l’impegno, qualora si dovesse andare avanti», aveva detto suo tempo l’assessore quota Lega. Lo stesso partito al governo della Regione la quale oggi, a quasi sei mesi dallo stop del Tar, non risulta ancora aver promosso ricorso al Consiglio di Stato. —

 

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