Sissa, aperto l'anno accademico. Ruffo: «L’incapacità di riconoscere i talenti vero male del Paese»

Il direttore all’inaugurazione del 42.o anno di attività: «Il merito deve essere il principio della selezione degli studenti, qui il benvenuto a prescindere da nazionalità e credo»
Lasorte Trieste 31/03/21 - Via Bonomea, SISSA
Lasorte Trieste 31/03/21 - Via Bonomea, SISSA

TRIESTE. Merito ed equità. Sono questi i valori che Stefano Ruffo, direttore della Scuola internazionale di studi superiori avanzati di Trieste (Sissa), ha messo al centro dell’attenzione durante la cerimonia virtuale con la quale mercoledì 31 marzo è stato inaugurato il 42esimo anno accademico: «Il vero male del nostro Paese è l'incapacità di riconoscere e promuovere i talenti, soprattutto quando si tratta di giovani e di donne – ha esordito Ruffo –. Il sistema universitario italiano è percepito come chiuso e impenetrabile dagli studiosi brillanti, italiani e stranieri, che negli ultimi anni si sono trovati a dover costruire la loro carriera altrove».

Per andare in controtendenza e abbattere le disuguaglianze, «Sissa si è impegnata a incentivare la cultura e la ricerca scientifica, accogliendo anche molti studiosi provenienti da paesi in via di sviluppo. Ancora oggi la Scuola dà il benvenuto a docenti e a studenti di tutte le nazionalità, di ogni credo religioso – ha sottolineato il direttore -. Il merito deve essere il principio cardine nella selezione degli studenti, facendo attenzione a non privilegiare coloro che hanno alle spalle famiglie più agiate».

Le parole con cui Ruffo ha restituito il valore internazionale della Scuola trovano riscontro nei numeri: dal 1978, anno della sua fondazione, sono stati 1477 i giovani ricercatori usciti dalle porte della Sissa con in mano un dottorato. Di questi, un terzo è rappresentato da donne, mentre un altro terzo corrisponde a studiosi stranieri provenienti da 80 paesi.

L'identità della Scuola si è costruita proprio su questo melting pot culturale, e si è rafforzata strada facendo anche grazie ai riconoscimenti ottenuti. Negli anni, la realtà di via Bonomea ha infatti ottenuto 25 progetti del prestigioso European Research Council (Erc), riuscendo a collocarsi tra le migliori istituzioni in Europa. Ed è stata proprio la vicepresidente dell'Erc, Evelin Crone, a prendere la parola per ribadire la necessità di sostenere il mondo della ricerca:

«L'obiettivo del nostro ente europeo è quello di garantire fondi ai ricercatori. Vogliamo che siano liberi di portare avanti le loro idee, liberi di spingersi oltre i limiti della conoscenza. E alcuni dei talenti che in passato abbiamo appoggiato hanno avuto un ruolo fondamentale nel mettere a punto i vaccini che ora ci permettono di difenderci dal coronavirus. Per questo è importante - ha concluso Crone - che i singoli paesi investano di più nell'ambito scientifico. Devono essere lungimiranti, sviluppare progetti a lungo termine nella ricerca. I programmi dei fondi non possono essere legati a un singolo ministro o alla storia di una singola amministrazione».

L’evento ha rappresentato anche l’occasione di ascoltare l’esperienza di una diretta interessata, Manuela Santo che, fresca di dottorato in neuroscienze, rappresenta una delle tantissime ricercatrici cresciute nelle aule della Sissa: «Il dottorato è un lungo viaggio, dove ci si sente messi costantemente alla prova. Col tempo - ha spiegato Santo - mi sono identificata con lo spirito internazionale di quella Scuola. Lì, si entra in connessione con persone molto diverse che però condividono i tuoi stessi sogni». 

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Riproduzione riservata © Il Piccolo