Slitta la decisione del giudice sul futuro delle insegnanti
È stato rinviato ad ottobre il destino delle maestre indagate per aver abusato «dei mezzi di correzione e di disciplina» sui piccoli alunni della scuola di infanzia Pollitzer. Così ha deciso ieri nel corso dell’udienza il gip Laura Barresi, per consentire di avere un quadro più preciso prima di valutare la richiesta di “messa alla prova” avanzata dai legali delle maestre, Massimo Caretti, Angela Pacor e Maddalena Neami.
Le madri e i padri degli otto piccoli alunni che, secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbero stati picchiati e maltrattati, ieri mattina hanno varcato l’aula del gip spingendo anche dei passeggini. I loro bimbi sono rimasti in silenzio, non hanno fatto i capricci nemmeno durante l’udienza. Il rinvio ad ottobre - Barresi nel frattempo è in procinto di cambiare funzione - consente ai genitori, che ieri non si sono fatti affiancare da alcun legale, di affidarsi a questo punto ad un avvocato che farà richiesta di accesso agli atti e consentirà loro di visionare i video delle telecamere installate alla Pollitzer dalla Polizia locale. Video dai quali emergerebbero appunto i maltrattamenti nei confronti dei bambini. A quel punto i genitori capiranno anche di che tipo di gesti siano stati esattamente vittime i loro figli.
Tra i genitori ieri era evidente il malcontento all’idea che le maestre se la possano cavare con dei lavori di pubblica utilità. Ma cosa prevede esattamente la “messa in prova”? Introdotta nel 2014, consiste, su richiesta dell’imputato, nella sospensione del procedimento penale nella fase decisoria di primo grado per reati di minore allarme sociale, che prevedono reati puniti con la reclusione fino a quattro anni. Con la sospensione del procedimento, l’imputato viene affidato all’Ufficio di esecuzione penale esterna (Uepe) per lo svolgimento di un programma di trattamento che prevede come attività obbligatoria e gratuita, l’esecuzione di un lavoro di pubblica utilità in favore della collettività che può essere svolto presso istituzioni pubbliche, enti e organizzazioni di assistenza sociale, sanitaria e di volontariato.
Il lavoro di pubblica utilità si può svolgere per un minimo di 10 giorni, anche non continuativi e non può superare le otto ore giornaliere. L’esito positivo della prova comporta l’estinzione del reato, ma non estingue la possibilità di un risarcimento. Ad ottobre, dunque, il giudice invierà all’Uepe la richiesta di progetto di “messa in prova” per le maestre della Pollitzer. Riceverà poi un programma di trattamento che costituisce l’elemento indispensabile per accedere alla “messa alla prova”, del quale il giudice terrà conto valutando se ricorrono le condizioni per sospendere il processo e ammettere l’imputato alla prova. —
L.T.
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