Sonego: rigassificatori, il referendum non serve
Assessore, il senatore Antonione ha riaperto il dibattito sulla possibilità di un referendum sui rigassificatori. Ipotesi realizzabile?
Quando si parla di referendum bisogna metterne in relazione l’oggetto e la platea di cittadini a cui si vuole chiedere di pronunciarsi. In questo caso siamo di fronte ad un’infrastruttura di valenza strategica nazionale. Occorre pensare se sia giusto e ragionevole chiamare a decidere una comunità locale su un tema di interesse regionale e nazionale. E chiedo alla leadership regionale di Forza Italia dove voglia portare il Friuli Venezia Giulia che ha un grande bisogno di modernizzazione infrastrutturale.
Lo stesso Antonione ha indicato la necessità di un’informazione puntuale verso i cittadini sulle grandi opere.
Condivido la necessità di fornire il massimo di informazione scientifica con la più totale trasparenza. E’ encomiabile che il senatore convochi riunioni pubbliche per una corretta informazione ma nel contempo mi ha colpito l’improvvisazione con cui Antonione affronta l’argomento, affermando, ad esempio, che i rigassificatori riscalderebbero l’acqua marina quando è vero il contrario. Se questa è l’informazione da dare ai cittadini stiamo freschi…
Come interpreta la ‘discesa in campo’ del senatore forzista su questo argomento?
Forza Italia sta attraversando un periodo di grandi tensioni ed è cominciata la corsa alla candidatura per la presidenza della Regione. Ambienti triestini del partito di Berlusconi dicono che l’uscita del senatore sia il primo passo per l’autocandidatura.
Intanto Metz propone un ‘referendum costiero’. Irrealizzabile anche questo?
Perché costiero? Il gas non è solo per la costa. Sarebbe come fare un referendum sul Corridoio V solo nei Comuni in cui passano i binari. Se negli anni ’60 fosse stato chiesto ai cittadini di Roncobilaccio di esprimersi sull’Autostrada del Sole, oggi andremo a Roma attraversando l’Appennino con una mulattiera.
Rimanendo all’interno di Intesa Democratica, la Margherita sostiene che la documentazione supplementare non fuga tutti i dubbi. E’ d’accordo?
Prima di pronunciarsi sull’istruttoria per la valutazione di impatto ambientale occorre aspettare che sia terminata. A quel punto, dopo un’attenta lettura di tutte le carte in nostro possesso, ci pronunceremo.
Ci sarà il coinvolgimento della Slovenia nel percorso decisionale?
Ognuno deve fare il proprio mestiere. La Regione deve fornire il suo parere e lo farà con tutta la diligenza del caso. Se lo Stato riterrà di dover ascoltare il governo sloveno, lo farà.
Il sindaco di Capodistria ha espresso perplessità sui progetti e i comitati anti-rigassificatori hanno raccolto 45 mila firme tra Trieste e Slovenia. Cosa si sente di dire loro?
Le autorità italiane stanno facendo il loro lavoro istruttorio con attenzione e scrupolo. Se verranno realizzati i rigassificatori sarà perché ci saranno tutte le garanzie di sicurezza possibili.
Perché l’Italia sostiene di avere bisogno di cinque rigassificatori e ci sono richieste per 13 impianti mentre gli altri paesi europei ne richiedono la massimo due?
C’è bisogno di diversificare l’approvvigionamento. La Spagna ha già cinque rigassificatori, Francia e Germania hanno le centrali nucleari. L’Italia non ha il nucleare ed i rigassificatori diventano terribilmente necessari per uscire dalla dipendenza dalla Russia e dall’Algeria.
Sui rigassificatori, ma anche sul cementificio e la Tav, è stata sollevata dall’opposizione, ma non solo, la ‘questione democratica’ chiamando spesso in causa anche il suo operato. Come replica?
Sono orgoglioso che il Friuli Venezia Giulia abbia formulato un piano territoriale ed un piano energetico con il percorso di Agenda 21.
Metz però sostiene che si tratta di un’Agenda 21 impoverita.
Anche Metz dovrebbe essere orgoglioso. I piani che ho citato sono l’esito di una cultura ambientalista nel governo regionale. Mi fa specie che proprio Metz, che da consigliere dei Verdi dovrebbe essere portatore di questa cultura, invece la svilisca.
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