Spese pazze in Consiglio regionale, super sconto a Moretton

Si alleggerisce la posizione di Gianfranco Moretton nel procedimento della Corte dei Conti sui rimborsi facili in Consiglio regionale. L'ex capogruppo del Partito Democratico ha presentato una documentazione che ha convinto il Procuratore regionale Maurizio Zappatori: rispetto agli 86 mila euro considerati spese di rappresentanza del gruppo nel 2011, 39 mila sono state giudicate in realtà voci riconducibili a singoli consiglieri (alcuni dei quali hanno già restituito le somme e altri hanno annunciato la disponibilità a farlo). Voci che, pertanto, non possono essere ricondotte a Moretton a cui, nell'atto di citazione, la Procura della Corte dei Conti contestava un danno erariale di oltre 100 mila euro (14 mila sono spese dirette dello stesso ex capogruppo democratico). Ma la “plausibilità” delle controdeduzioni presentate dalla difesa, appunto, fa sì che la contestazione scenda a poco più di 60 mila euro.
L'udienza di ieri mattina non riguardava soltanto Moretton, ma anche l'ex capogruppo del Pdl, Daniele Galasso, a cui Zappatori contesta poco più di 41 mila euro (30.700 ascrivibili al gruppo, 10.300 al diretto interessato). Spese relative a consumazioni in bar, ristoranti e acquisti in esercizi di varie tipologie tra cui, nel caso del Pdl, ferramenta, negozi di articoli sportivi, farmacie o, nel caso del Pd, pelletterie, negozi per bambini ma anche biglietti teatrali e adozioni a distanza. «Alcune di queste uscite – ha ribadito Zappatori nel corso dell'udienza – sono difficili da classificare come spese di rappresentanza».
La difesa di Galasso e Moretton, rappresentati entrambi dall’avvocato Luca Ponti, è convinta di poter “limare” ulteriormente l'addebito per i due ex capigruppo: nel caso dell’esponente del Pdl ci sarebbero degli scontrini che, in realtà, riguardavano spese dei dipendenti del gruppo, finiti erroneamente nel “calderone” dei rimborsi ai consiglieri, mentre per l'ex numero uno del gruppo Pd ci sono beni strumentali per circa 9 mila euro, già restituiti, che potrebbero far scendere ancora la richiesta di danno erariale da parte della Procura regionale della Corte dei Conti.
Ma l'obiettivo della difesa, naturalmente, è sollevare da ogni addebito i due ex capigruppo. Come già fatto per il procedimento relativo al leghista Danilo Narduzzi, c'è in piedi un ricorso alla Corte di Cassazione che chiede il difetto di giurisdizione, ovvero l'impossibilità per la magistratura contabile di occuparsi delle spese dei consiglieri regionali, in quanto, secondo la linea dell'avvocato Ponti, non sono né amministratori né dipendenti ma legislatori al pari dei parlamentari. Ma già in occasione della prima udienza Narduzzi, Zappatori sottolineò che anche i privati cittadini sono chiamati a rispondere di eventuali danni erariali se usano in maniera impropria soldi pubblici. La Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti ha respinto la richiesta di sospensiva avanzata da Ponti per il procedimento a carico di Narduzzi, in attesa della decisione della Cassazione. Non è automatico che la decisione sia la stessa anche per i casi di Moretton e Galasso ma, come sottolinea lo stesso avvocato difensore, tutto fa pensare che non ci saranno differenze: «Ciò però non toglie che ci sarà una pronuncia da parte della Cassazione a cui bisognerà attenersi» ha puntualizzo Ponti.
La difesa ieri ha giocato anche la carta della privacy davanti all'incalzare della Procura sulla mancanza di specifiche indicazioni su scontrini e fatture. «Se viene fatto un pranzo per discutere di un determinato progetto di legge – ha esemplificato l'avvocato difensore – con dei portatori di interesse, questi soggetti potrebbero anche non volere essere menzionati». Tesi che però non ha convinto da subito il presidente della Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti, Alfredo Lener, il quale ha sottolineato come negli atti pubblici (ovvero le sentenze), quei nomi non verrebbero indicati.
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