SPOILS SYSTEM MA CON MERITO
«Ai vincitori va il bottino». È da questa espressione statunitense dell’Ottocento che ha preso avvio, in tutti i paesi dove si vota liberamente, lo spoils system, cioè la pratica di occupare, da parte di chi vince le elezioni, i posti di potere disponibili e di nominare i dirigenti. Sbrigativamente potrebbe essere valutata negativamente come clientelismo. In effetti è qualcosa di più complesso e non da condannare a priori.
È vero che è un mezzo per premiare sostenitori e quanti hanno contribuito e lavorato nella campagna elettorale e per garantirsene l’appoggio e la collaborazione in futuro. Ma è anche e, soprattutto, una conseguenza inevitabile della separazione fra politica ed amministrazione. Nel momento in cui si stabilisce che gli organi di governo esercitano le funzioni di indirizzo politico, definiscono gli obiettivi ed esercitano il controllo sui risultati complessivi della gestione, e che ai dirigenti spetta, sulla base degli indirizzi stabiliti dalla politica, il potere di gestione finanziaria, tecnica ed amministrativa, è inevitabile che fra i due livelli vi sia piena fiducia. La dirigenza deve essere quindi in sintonia con le politiche da attuare. Altrimenti l’organo di governo rischierebbe di rispondere politicamente di un programma senza poter scegliere chi è più adatto a realizzarlo.
La dilatazione dell’intervento pubblico, in barba ai declamati principi di privatizzazione nei settori dell’economia, della cultura, delle reti, delle infrastrutture, dei servizi, inoltre, porta a sviluppare numerose strutture specialistiche i cui vertici pure devono godere della fiducia di chi governa. Nessuna meraviglia quindi che anche in Regione la nuova maggioranza voglia sostituire presidenti, amministratori delegati, dirigenti per realizzare al meglio le proprie politiche: conservare persone appiattite su chi governava prima potrebbe creare problemi di funzionalità.
Inoltre, conservare persone adatte ad ogni stagione o pronte a modificare orientamento pur di non perdere il posto o con vocazione ad occupare poltrone, non solo non aiuta nell’attuazione dei programmi ma fornisce un esempio poco apprezzato da tutta l’opinione pubblica, e non solo da chi ha votato per i nuovi governanti.
Tuttavia, anche i teorizzatori dello spoils system suggeriscono di attenersi ad alcune regole. Innanzitutto va sempre conservato il principio del merito. Che vuol dire scegliere comunque persone capaci e competenti, pur all’interno degli orientamenti politici e culturali condivisi. In secondo luogo va ricordato che l’amministrazione e le strutture pubbliche non operano come aziende private, perseguendo finalità di interesse pubblico e ispirandosi a principi gestionali necessariamente diversi. Alcune forzature, pertanto, non possono essere fatte. La terza indicazione suggerisce di fare una valutazione attenta dell’operato di chi si vorrebbe sostituire.
Prima, cioè, di tagliare tutte le teste, come l’applicazione giacobina del principio dello spoils system suggerisce, fermarsi ad analizzare quanto hanno fatto. Ciò aiuta ad individuare le caratteristiche di chi deve sostituirli, ma potrebbe portare anche a concludere che è opportuno ed utile conservare qualcuno al suo posto. Non per ampliare la base del consenso ma per garantire la continuità di un’azione rivelatasi positiva. Tondo deve ricordare che proprio gli errori commessi nella scelta di chi doveva occupare posti dirigenziali hanno dato una mano ad Illy per perdere le elezioni.
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