Spunta un Taser dalla vettura Bosniaco di 39 anni a processo

La polizia aveva trovato in auto anche monili d’oro e attrezzi da scasso ma anche da offesa Le autorità svizzere lo cercavano per furti nel cantone di Ginevra
Altran Mf Lisert-controlli Polizia ai camion Foto Maurizio Altran
Altran Mf Lisert-controlli Polizia ai camion Foto Maurizio Altran

Era saltato fuori dalla tasca dello schienale di uno dei sedili dell’auto. Un Taser di 17 centimetri, con scarica da 80 mila volt. Potenzialmente non in grado di uccidere, ma sufficiente a immobilizzare una persona. Il conducente era un bosniaco di 39 anni, O.D., alla guida di una vettura con targa elvetica. Già “monitorato” dalle autorità del cantone di Ginevra, alla ricerca dei componenti di una banda ritenuta responsabile di una decina di furti nel 2015. Era il 30 marzo 2016 quando l’uomo era stato fermato al Lisert dalla Polizia, in attesa del suo arrivo in virtù di una segnalazione del Centro operativo autostradale di Udine, messo al corrente proprio dagli inquirenti ginevrini, nell’aver comunicato il probabile transito dell’auto in questione in autostrada, con a bordo soggetti dediti a reati. Fermato dagli agenti, il 39enne aveva esibito i documenti, tutto regolare. MA durante la perquisizione, nell’auto era stata rinvenuta una consistente quantità di oggetti, compresi attrezzature e arnesi atti allo scasso ma anche ad offendere. Orologi, anelli e altri monili presumibilmente d’oro, medagliette con raffigurazioni ebraiche, nonché 11 cellulari Blackberry, un coltello a serramanico in acciaio, e ancora un martello, un cacciavite, un seghetto a mano. Fino al Taser, dissuasore elettrico, da 80 mila volt. Tutto sequestrato dalla Polizia.

Erano seguite verifiche sui materiali. Nell’aprile 2017 il Gip del Tribunale di Gorizia aveva disposto l’archiviazione parziale relativamente agli oggetti riconducibili ad un’eventuale ricettazione, accogliendo la richiesta del pubblico ministero, con la restituzione all’avente diritto. Un mese dopo le autorità inquirenti svizzere avevano richiesto la trasmissione del materiale che era stato posto sotto sequestro, in base alla Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale del 1959 (e della Convenzione di applicazione dell’accordo Schengen del 1990), per procedere con le indagini legate ai furti avvenuti nel cantone di Ginevra. Nel 2018, era stata disposta la citazione diretta a giudizio circa il Taser e le attrezzature da scasso e da offesa. Il processo era iniziato il primo aprile, la difesa d’ufficio è rappresentata dall’avvocato Flavio Samar.—

Riproduzione riservata © Il Piccolo