Crisi StarTech, dal tavolo nessuna certezza: «Per ora solo fumo»

L’incontro convocato dal ministero si chiude con l’ennesimo nulla di fatto: niente nomi di soci interessati a entrare nel capitale dell’azienda dell’elettronica. Il ceo Mrdovic Vianello ribadisce l’impegno a pagare gli stipendi del 27 maggio

Valeria Pace

Il tavolo di crisi su StarTech al ministero delle Imprese e del made in Italy (Mimit) si chiude con un nulla di fatto: non emergono né nomi né facce di nuovi investitori disposti a dare concretezza all’ambizioso piano industriale del ceo Novica Mrdovic Vianello che prevede, come già dichiarato al Piccolo, 45 milioni di aumento di capitale per arrivare poi ad ampliare la produzione a ottobre. È stato comunque ribadito l’impegno di pagare nei tempi gli stipendi, maggiorati del 5% per chiedere scusa ai dipendenti dei ritardi delle paghe di aprile.

Nuovi aggiornamenti dunque la mattina di lunedì 3 giugno, data della prossima convocazione dei partecipanti: azienda, ministero, Regione, e parti sociali – sindacati territoriali e Confindustria Alto Adriatico. Al tavolo di ieri hanno presenziato anche Invitalia e alcuni deputati del Fvg.

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La protesta di fronte allo stabilimento della StarTech (foto Massimo Silvano)

Le reazioni

I sindacati, in una nota unitaria a firma delle segreterie territoriali di Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Ugl assieme alla Rsu di StarTech, riassumono quanto ascoltato come «ancora tanto fumo». La Regione – in una nota scritta dall’assessore al Lavoro, Alessia Rosolen, e dall’assessore alle Attività produttive, Sergio Emidio Bini – chiede «in tempi brevi l’indicazione puntuale degli investitori». E il direttore generale di Confindustria Alto Adriatico, Massimiliano Ciarrocchi, sottolinea che l’incontro dovrà essere il momento in cui si scoprano le carte sugli investitori. Da noi contattato, Mrdovic Vianello sceglie di non fare commenti.

La Regione

Rosolen e Bini dicono di aver accolto «positivamente» l’annuncio sugli stipendi. Tuttavia, scrivono, è «fondamentale» che StarTech «fornisca in tempi brevi garanzie sulla sostenibilità del piano industriale con l’indicazione puntuale di quali sono gli investitori che lo sostengono». Gli assessori hanno anche definito «necessario un monitoraggio costante della situazione e l’avvio di un percorso concertato con il ministero, a cui la Regione è pronta a prendere parte con spirito costruttivo per tutelare i lavoratori e favorire la continuità produttiva dell’azienda».

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Le parti sociali

I sindacati nel loro comunicato dicono di non aver ascoltato «sostanziali novità» da parte dell’azienda. In particolare, «nessun nome è emerso, ma si è fatto riferimento a presunte lettere di intenti legate a possibili nuovi investitori». Dunque, fanno sapere le sigle, «il ministero, facendo propri i nostri solleciti, ha incalzato l’azienda a tradurre in fatti concreti quanto dichiarato al tavolo» e ha anche «ribadito la sua disponibilità a supportare un percorso industriale sempre che questo sia basato su intenti seri e investimenti concreti». E così «l’unica strada per capire se questo progetto, oggi pesantemente compromesso, possa riprendere gambe e garantire la continuità del sito e la salvaguardia delle sue maestranze» passa dalla «ripresa di uno stretto monitoraggio da parte delle istituzioni». Intanto è «fortemente critico» il loro giudizio su StarTech ed è «fortemente compromessa» la credibilità del piano industriale.

Ciarrocchi per Confindustria mette dei paletti chiari: «Il prossimo incontro al Mimit del 3 giugno, che avverrà, come ha dichiarato Mrdovic Vianello, a stipendi di maggio pagati, è il momento in cui l’imprenditore deve indicare il o i partner industriali che entreranno nel capitale di StarTech, per dare solidità all’ambizioso piano industriale da lui presentato. Questo però può trovare concretezza solo a fronte di certezze sui finanziamenti».

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La politica

Collegate con il tavolo anche due deputate del territorio, la meloniana e segretaria provinciale del partito a Trieste Nicole Matteoni e la dem Debora Serracchiani, già governatrice del Friuli Venezia Giulia.

Matteoni rimarca che nell’incontro «è emersa una forte preoccupazione riguardo al piano industriale» e fa sapere di aver chiesto «maggiore chiarezza e risposte» sugli stipendi, visto che promesse già in passato «erano state avanzate e poi disattese». Plaude infine al «pragmatismo» del Mimit. Interviene anche la segretaria regionale del Pd, Caterina Conti, che auspica che il prossimo incontro sia risolutivo: «Esiste un limite alla pazienza dei lavoratori e anche le istituzioni devono essere rispettate».

I nodi

Tra i nodi c’è la questione del golden power: è stato veramente applicato? Novica Mrdovic Vianello ha dichiarato in passato che è stato proprio l’esito di questa procedura, fortemente restrittivo per i potenziali soci israeliani, a indurli a non far parte della società. Nell’incontro il Mimit avrebbe detto che non è a conoscenza dell’esito del golden power perché si tratta di informazioni secretate, ma che è ininfluente: è avvenuto mesi fa. C’è poi la questione del fondo di diritto lussemburghese Mountain X, che doveva essere l’altro grande finanziatore.

Al tavolo è stato ribadito da Mrdovic Vianello che è stato escluso dalla società perché voleva produrre armamenti a Trieste. Da una visura camerale storica, ad oggi Mountain X non appare nei documenti relativi a StarTech Trieste o Star Tech Industries, società che ne detiene il 100% delle quote. C’è infine il nodo degli investitori futuri: le lettere di intenti non sono giuridicamente rilevanti. E secondo quanto riferito da Matteoni, il Mimit avrebbe detto al ceo che non è il «ministero dei Sogni, ma delle Imprese».

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