«Stock via da Trieste, non c’è più speranza»

Razeto: nessuno si è fatto avanti per rilevare l’azienda. Industria scesa al 10% del Pil locale
Silvano Trieste 21/05/2012 Sala Giunta Comune, audizione, Sergio Razeto
Silvano Trieste 21/05/2012 Sala Giunta Comune, audizione, Sergio Razeto

«Non ci sono manifestazioni d'interesse per rilevare la Stock né dichiarazioni d'intenti in tal senso». La pietra tombale sul futuro della storica azienda triestina è stata scritta ieri, nel corso dell’audizione del presidente di Confindustria Trieste, Sergio Rezeto, davanti alla Conferenza dei capigruppo del Consiglio comunale presieduta da Iztok Furlanic. Il rappresentante delle imprese industriali della città è stato categorico, confermando che «le speranze di vedere la Stock continuare a operare sul territorio sono pressoché nulle». Gli ha fatto subito eco il direttore di Confindustria Trieste Paolo Battilana: «Nessuno ha bussato alla porta della nostra organizzazione, neppure per chiedere informazioni». Cosa confermata per quanto riguarda il Comune dall’assessore allo sviluppo economico Fabio Omero.

Un quadro nerissimo dunque, in cui Razeto ha voluto delineare anche un altro scenario: «Considerando che il sito nel quale si trova lo stabilimento è inquinato – ha affermato – è difficile immaginare che esso possa interessare a qualche imprenditore per insediarvi un’attività diversa da quella attuale». I 28 dipendenti della Stock sembrano destinati a perdere il loro posto di lavoro. «So che l’azienda intende alimentare la cassa integrazione straordinaria a loro favore», ha evidenziato Razeto. Ma è un palliativo per chi avrà a breve la prospettiva di dover trovare un’altra occupazione.

Marino Sossi, capogruppo del Sel in Consiglio comunale, ha chiesto che sia applicata «a questi 28 lavoratori lo stesso trattamento riservato nel 2008 a coloro che uscirono dalla Stock quando ci fu la prima crisi». «La situazione di oggi – ha ripreso il leader di Confindustria - è figlia del più generale stato di difficoltà dell’economia. La Stock è un nome di grande tradizione, ma il mercato è cambiato. Oggi l’azienda vede spostato a Est il 40 per cento del suo mercato – continuato – perciò è naturale che il gruppo, avendo già una sede in quell’area geografica, vi si trasferisca, anche per beneficiare di una riduzione del costo del lavoro. Non si tratta di avidità ma di normali necessità di bilancio».

Razeto ha sottolineato che «l’intero apparato industriale di Trieste è in declino: basti pensare che otto anni fa esso rappresentava il 15 per cento del Pil provinciale, oggi è sceso al 10. L'unica soluzione – ha proseguito Razeto – è cercare di creare un ambiente attrattivo per le aziende. Non possiamo pensare che questa città possa prosperare solo in virtù del terziario. La nostra è un’economia zoppa, alla quale manca una gamba, quella dell’industria».

Ugo Salvini

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