Stranieri al 30% in asilo La protesta sotto l’aula di “Trieste antirazzista”
Da mattina a sera, ieri, nuove voci di dissenso si sono levate contro la bozza di regolamento per le scuole dell’infanzia. Sindacati, associazioni e movimenti politici della città hanno, in due diverse occasioni, ribadito la propria contrarietà, in primis, al tetto al 30% per le presenze di alunni stranieri. Verso le 19, durante la riunione del Consiglio comunale, un gruppo di manifestanti si è infatti riunito in piazza Unità, nonostante il tempo, attorno allo striscione “Trieste antifascista-antirazzista” posato sulla fontana dei Quattro continenti (qui nella foto di Francesco Bruni). «Domani (oggi, ndr) è la Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia: modo ironico di festeggiarla da parte della giunta – hanno detto al megafono gli organizzatori –. Il nuovo regolamento infatti impone ai bambini una disparità di trattamento, basata sulla nazionalità. Il diritto all’istruzione dev’essere inalienabile, per tutti, senza discriminazione».
Al presidio antirazzista si sono viste anche le bandiere di Usb, Usi-ait e Cobas. Nel frattempo, a pochi passi di distanza, davanti all’ingresso del Municipio, erano presenti pure i confederali. Ma per un’altra ragione: manifestavano contro la proposta di esternalizzazione a firma Cason e Panteca. Tornando alle proteste contro il regolamento per le materne, invece, in mattinata il Coordinamento immigrazione di Trieste aveva indetto una conferenza stampa. Il coordinamento raggruppa 23 realtà che, in città, operano a vario titolo nell’ambito dell’accoglienza. Ne fanno parte, tra gli altri, Cgil, Cisl e Uil, Comitato pace Danilo Dolci, Ics - Ufficio rifugiati onlus e Casa internazionale delle donne.
«Il problema – hanno dichiarato i rappresentanti delle sigle aderenti – è politico, non di numeri: si dice che ci sono problemi di integrazione ma al contempo si riducono i fondi per l’integrazione. Il re è nudo. La variazione dal 40% al 30% è insensata. Se poi la questione è l’integrazione delle famiglie, ci si confronti con le operatrici delle scuole comunali, che sono bravissime». «Da anni in città è in corso una guerra ideologica contro l’accoglienza – hanno continuato –. Ma Trieste è cosmopolita nel dna. Il triestino è il risultato di un incrocio di nazionalità. Ci sono dubbi anche giuridici: si può applicare una simile discrimine anche a membri della comunità europea?». Lunedì prossimo, con ogni probabilità, il Consiglio discuterà il “famigerato” regolamento. E in piazza, è stato annunciato, scenderanno Pd, Giovani democratici, Cgil, Cisl e Uil. —
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