Sul set blindato di Tornatore tra automi e grammofoni

In piazza Oberdan ieri il primo ciak del film “The Best Offer”. Ma regista, attori e troupe mantengono il segreto e coprono la scena con grandi drappi neri
Foto BRUNI TRieste 30.04.12 Piazza Oberdan:riprese del film "The best offer"-Giuseppe Tornatore
Foto BRUNI TRieste 30.04.12 Piazza Oberdan:riprese del film "The best offer"-Giuseppe Tornatore

TRIESTE. Lo sguardo vaga tra vecchie tivù polverose, macchine da scrivere piuttosto malconce, microscopi che hanno fatto il loro tempo. Si perde tra flipper sbiaditi e grammofoni ormai gracchianti ma improvvisamente è un oggetto, più di ogni altro, ad attirare l'attenzione nell'atmosfera misteriosa generale: un automa, scheletro di metallo e un arto di legno, a grandezza naturale.

Se c’era attesa per il primo ciak del premio Oscar Giuseppe Tornatore, battuto ieri a Trieste dopo due settimane di riprese a Vienna, la sorpresa di scoprire le meraviglie del magnifico set allestito ripaga di tutta l'aspettativa. Similmente all’immaginifico e pluripremiato “Hugo Cabret” di Martin Scorsese, anche nel set minuziosamente predisposto dietro le vetrine di un negozio sotto i portici di piazza Oberdan, compare uno stupefacente uomo meccanico, all'interno di un allestimento complessivamente molto creativo e ricco di fascino, che colpisce soprattutto per il forte senso di mistero che infonde.

Come da previsioni, sul set di “The best offer” - questo il titolo del nuovo lavoro del regista siciliano - la fibrillazione è ovviamente alle stelle. Per tutta la giornata il via vai di tecnici e maestranze sotto i portici accanto al bar Harry’s non ha cessato per un istante, e sono ormai le sei del pomeriggio quando il primo ciak “triestino” viene finalmente battuto.

Non c’è verso di scoprire qualcosa di più sull'enigmatico uomo meccanico: ma dalla segretezza che ammanta e “blinda” il set, si intuisce che, come nel capolavoro di Scorsese, l'automa potrebbe rappresentare la chiave della storia, rivestendo un significato particolare al centro dell'intreccio.

Copioni top-secret e bocche cucite ovunque non aiutano però nella comprensione: non resta che sbirciare dalle ampie vetrate per carpire qualcosa di più dalle battute, naturalmente in inglese, pronunciate dai protagonisti.

Nella scena, il maturo Geoffrey Rush – il premio Oscar di “Shine” - si reca a trovare il giovane Jim Sturgess, l'attore di “Across the Universe” e “One day” che interpreta il “riparatutto” padrone del suggestivo laboratorio. Geoffry Rush è arrivato nel tardo pomeriggio, difficile da notare tre le persone in transito. Le star sono arrivate alla chetichella e si sono blindate nel set che è poi stato anche coperto con grandi drappi neri.

Il set di piazza Oberdan è i tra più importanti tra quelli dove, in tutte le cinque settimane, troupe e cast trascorreranno in città: le riprese in loco andranno avanti quasi una settimana e mezza, per poi trasferirsi in via Galatti nel tratto prospiciente la Chiesa Evangelico-Luterana. Uomini al lavoro e via vai tutto il giorno anche lì, dove la facciata di un palazzo è stata completamente “rivista” e vi si sta approntando, per il futuro set, uno spazioso bar.

Per la prima scena girata, eccezionalmente soltanto una trattandosi di un momento particolare come il primo ciak ma anche per la complessità e la durata della scena stessa, sono rimasti quindi “in panchina” Donald Sutherland e l'interprete femminile, l'olandese Sylvia Hoeks.

Impostasi sulla scena nazionale nel 2007, Hoeks è ancora poco conosciuta in Italia ma nel 2010 ha recitato in “Tirza”, il candidato olandese agli Oscar lo scorso anno. La diafana attrice, ex modella, è stata recentemente riconosciuta tra le dieci “shooting star” del Festival di Belino, considerata da vari addetti ai lavori tra i giovani interpreti europei più in ascesa, apprezzata soprattutto per la versatilità interpretativa e le doti camaleontiche che la fanno passare da preda a carnefice, unitamente a un senso di mistero che riesce a infondere ai personaggi.

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