Sulle rive dello Judrio torna il gatto selvatico
Molte le curiosità naturalistiche del fiume, tra queste una specie endemica di ranuncolo

CORMONS. Il gatto selvatico ha preso nuovamente territorio lungo le sponde dello Judrio. È una delle curiosità emerse nel corso della presentazione a Cormons del libro “Lungo le rive dello Judrio” di Hans Kitzmuller: nel corso della serata in sala civica sono infatti sono state descritte le peculiarità ambientali, paesaggistiche e storiche che rendono il torrente (ma lo stesso Kitzmuller ritiene sia più doveroso chiamarlo fiume) un corso d’acqua davvero unico.
E tra queste, appunto, c’è la ricca fauna e flora che abitano le sue sponde: a sottolineare la particolarità di un habitat ideale per tantissime specie è stato il naturalista Michele Tofful, che ha accompagnato Kitzmuller nel corso della serata. «Sono numerosi gli animali che hanno scelto lo Judrio come luogo perfetto dove vivere e nidificare: tra questi sei specie di picchio, cinque di aironi, otto di anfibi, il gruccione ed il martin pescatore. Si è inoltre rivisto ultimamente anche il gatto selvatico, fattore che arricchisce ulteriormente l’ecosistema di questo corso dacqua, che è integro e in grado pienamente di fornire beni primari al territorio che lo circonda». Endemico dell’area è inoltre il Ranunculus Poldinii, una pianta erbacea che cresce solo in queste zone, oltre che l’ormai noto Cordulegaster heros, una libellula che ha scelto il vicinissimo rio Smiardar come zona ideale per riprodursi. Ma la ricchezza dello Judrio è anche storica: «Da sempre – ha sottolineato Kitzmuller – è stato un corso d’acqua di confine tra mondi non diversi ma contrapposti. Segnava la frontiera naturale tra il Patriarcato d’Aquileia e la Contea di Gorizia, poi tra Venezia e l’Austria, quindi tra l’Impero asburgico e l’Italia, e infine ha fatto parte della cortina di ferro tra 1947 e 1989 nella sua parte alta, dividendo il nostro Paese dalla Jugoslavia. Poi, più recentemente, ha assunto il ruolo di fiume europeo, divenendo un confine che non più divide, ma unisce Italia e Slovenia».
Alla serata ha partecipato anche l’assessore regionale all’Ambiente, Sara Vito, che ha evidenziato come «abbia avuto modo di sfogliare la pubblicazione presentata oggi, che è un lavoro davvero di grande qualità: non è solo una ricerca storica importante, ma parla anche degli aspetti culturali e naturalistici di questo corso d’acqua a cui la Regione ha sempre dato attenzione, come testimoniano i recenti stanziamenti sul fronte del rischio idrogeologico».
(m.f.)
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