“Tassa” post terremoto Rimborsi a 13 farmacie

Dopo quasi otto anni si chiude la battaglia giudiziaria, legata al contributo straordinario richiesto dallo Stato dopo il terremoto dell’Aquila, tra un gruppo di 13 farmacie triestine e Azienda sanitaria, chiamata ora a restituire circa 45 mila euro. Per capire la vicenda e il motivo dello scontro bisogna tornare indietro al 6 aprile del 2009 quando una scossa di magnitudo 6 della scala Richter causò in Abruzzo 309 morti, 1.600 feriti e 80 mila sfollati. Il governo, allora guidato da Silvio Berlusconi, decise di trattenere una quota dell’1,4% sui rimborsi dei farmaci mutuabili prescritti attraverso le ricette, destinando la cifra corrispondente alla ricostruzione delle zone sconvolte dal sisma. In sostanza se un cittadino, esibendo la ricetta, ritirava un farmaco da 100 euro, il farmacista riceveva poi un rimborso di 98,6 euro.
La legge però non aveva chiarito se il rimborso andava calcolato sull’importo netto o sul lordo, e dunque in tutta Italia erano partiti dei ricorsi per avere chiarezza. In Friuli Venezia Giulia, secondo quanto spiegano i farmacisti, la Regione inizialmente aveva previsto che il rimborso fosse al lordo del 10 per cento previsto per l’Iva, e aveva comunicato poi la decisione all’allora Azienda sanitaria numero 1 Triestina, a cui era toccato poi il calcolo delle trattenute. Le farmacie del territorio nel 2011 avevano quindi deciso di aprire una vertenza nei confronti dell’Azienda sanitaria per chiedere che il rimborso fosse calcolato al netto, come stabilito da altre sentenze di tribunali italiani. Circa la metà della farmacie cittadine avevano quindi accettato nel 2017 e nel 2018 di raggiungere un accordo con il rimborso del 50 per cento degli importi richiesti. In tredici avevano scelto la linea dura, presentando ricorso al Tribunale Civile.
Alla fine, appunto dopo 8 anni, il giudice ha dato ragione ai titolari delle 13 farmacie che hanno ottenuto il totale rimborso del 10% dell’importo risultato indebitamente tassato per un totale di 35 mila euro a cui si aggiungono circa 10 mila euro di interessi legali e moratori e di spese legali, una piccola beffa per l’AsuiTs che in realtà la vicenda l’aveva ereditata dalla Aas 1. Gli importi ovviamente variano dagli otto mila euro della farmacia Neri ai poco più di mille della San Bortolo. Marcello Milani, presidente dell’Ordine aggiunge che «come farmacisti siamo una categoria che rispetta le leggi e le regole e quindi è una situazione che abbiamo subito, è un peccato perché la vicenda si sarebbe potuta risolvere in maniera più semplice». —
A.P.
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