Tondo: il super-porto Unicredit è fermo

TRIESTE
Progetto Unicredit per il superporto e bonifiche dei terreni inquinati per permettere nuovi insediamenti industriali: tutti d’accordo nel considerarli gli elementi chiave per lo sviluppo futuro di Trieste, ma anche tutti concordi nello scaricarsi vicendevolmente le colpe per il loro mancato avvio. Si è chiuso con una tavola rotonda che è stata una sorta di teatro dell’assurdo il convegno organizzato dalla Confindustria per illustrare le linee guida del futuro sviluppo economico della provincia anche sulla base dello studio realizzato dalla Fondazione Nordest.
Il primo annuncio shock lo ha fatto il presidente della Regione Renzo Tondo: «Il progetto Unicredit-Maersk per il superporto è fermo per mancanza di interlocuzioni. Nelle prossime settimane però - ha aggiunto - presenteremo in Consiglio regionale una proposta di legge in merito perché oltretutto c’è bisogno di un’Autorità portuale regionale unica che accomuni Trieste, Monfalcone e Porto Nogaro». Mistero reso più fitto dalla successiva affermazione dell’assessore allo sviluppo economico Federica Seganti: «Progetto Unicredit? Mai visto. I progetti hanno un numero di protocollo e dovrebbero essere presentati alle amministrazioni che devono fornire le autorizzazioni, ciò che in questo caso non è stato fatto». Interpellata dal direttore del Piccolo, Paolo Possamai che moderava la tavola rotonda sul significato di quella frase enigmatica: “mancanza di interlocuzioni” (Tondo nel frattempo se n’era andato), la presidente della Provincia Maria Teresa Bassa Poropat non ha potuto fornire una spiegazione. «Indubbiamente c’è stata poca chiarezza sul progetto - ha affermato - ma non bisognava certo abbandonarlo. È che ad esempio il qui presente ex sindaco Dipiazza prima era contrario, poi favorevole, poi di nuovo contrario». Smorfia incredula di Dipiazza che a propria volta dopo qualche minuto se n’è andato. «In realtà è un progetto ben definito e articolato - ha sostenuto nelle conclusioni Claudio Aldo Rigo responsabile Territorio Norest di Unicredit, con un’implicita bacchettata al “territorio” - però richiede coesione e concordanza di intenti da parte di tutti i soggetti interessati.»
Panorama ancora peggiore, semmai è possibile, sulla questione bonifiche. «L’Ezit non è riuscita nemmeno a fare il piano urbanistico, figuriamoci le caratterizzazioni», ha accusato Seganti dopo che Bassa Poropat aveva ricordato che il primo incontro per arrivare a un accordo è stato fatto ben sei anni fa. «Non credo proprio che le bonifiche siano ferme causa l’Ezit - è intervenuto il sindaco di Trieste Roberto Cosolini - l’Ezit ha fatto le caratterizzazioni ed è in attesa della seconda parte delle risorse per procedere». «In realtà - ha controbattutto Seganti - l’Ezit ha chiesto fondi e poi li ha utilizzati per altre cose». «Sono state fatte 14 diverse bozze di accordo di programma sulle bonifiche - è intervenuta ancora Bassa Poropat - c’è un finanziamento che giace in Regione ed è finalizzato a questo». «Per l’Aussa Corno - la controreplica di Seganti - un’unica versione dell’accordo di programma ha subito messo d’accordo tutti». «Non abbiamo voluto firmare l’accordo di programma perché penalizzava tutte le piccole e medie imprese - è intervenuto il presidente della Camera di commercio Antonio Paoletti - anche noi abbiamo stanziato un milione e mezzo allo scopo e non riusciamo a spenderlo». Invitato da Possamai a esplicitare i due principali settori sui quali Trieste giocherà il proprio futuro, Cosolini li ha indicati nei «collegamenti, sui quali dovrebbero essere incentrate molte delle residue risorse pubbliche e in particolare sul porto e sui suoi allacciamenti con la rete ferroviaria» e poi sul Porto Vecchio perché «quel varco - ha affermato - dobbiamo sforzarci di tenerlo aperto e di allargarlo sempre di più». E Paoletti ha aggiunto che lì potrebbero svolgersi alcune manifestazioni fieristiche come la “Fiera del Prosecco” tra maggio e giugno. «Però - ha aggiunto - portare al 26 Olio capitale ci costerebbe 100 mila euro in più e Trieste espresso expo 250 mila euro in più». E alla fine gli amministratori si sono nuovamente “incartati” sulla questione Ferriera. «Dovrebbe chiudere tra il 2013 e il 2015 - ha ribadito Seganti - c’è una possibilità di cessione a costo zero dell’area a futuri investitori, ma resta in piedi la questione di una complicatissima bonifica dell’area».
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