Incendio sul Carso, rogo domato ma resta l’allerta. Si fa strada l’ipotesi del dolo
Ore di panico tra Padriciano e Gropada per il vasto incendio scoppiato sabato e rinfocolato domenica dal borino. In fumo 25 ettari di terreno. Le fiamme hanno lambito alcune villette e la casa di riposo. Al lavoro decine di uomini e mezzi

A metà pomeriggio, domenica, dal Corpo forestale regionale arriva l’informazione che tutti speravano di ricevere il prima possibile: l’incendio di Padriciano è sotto controllo. «Attenzione però – avverte un pompiere, visibilmente provato da ore di lavoro tra le lingue di fuoco alte tanto quanto gli alberi e le colonne di fumo che ammorbano l’aria – ciò non significa che la situazione sia risolta». Ha ragione: l’emergenza sull’altipiano triestino, tra Padriciano e Gropada, dove sabato pomeriggio è scoppiato il rogo con effetti dirompenti fino a domenica, non è affatto risolta.
Incendio sul Carso, il borino rende difficile lo spegnimento delle fiamme: le immagini











Fra le 14 di sabato e domenica sera, domenica, la decina di focolai innescati qua e là dal vento ha divorato oltre 25 ettari di terreno avvicinandosi pericolosamente per almeno tre volte – di notte e di mattina – alle abitazioni dei due borghi carsici e alla casa di riposo Ieralla di Padriciano. Questione di venti e trenta metri, insomma, e saremmo qui a raccontare qualcosa di diverso: villette da evacuare subito e 112 anziani della Ieralla, tra i quali tanti in condizioni precarie di salute, da trasferire nel luogo individuato dal Comune e dall’Asugi per gestire l’allarme, la nuova palestra di San Giovanni, in viale Sanzio a Trieste.
Non è successo, per fortuna. Un’opzione per il momento scongiurata grazie all’operazione massiccia di spegnimento messa in atto dalle squadre dei Vigili del fuoco, da quelle della Protezione civile e del Corpo forestale regionale che hanno allontanato il muro di fuoco con i ripetuti getti d’acqua degli elicotteri e con il contrattacco dei pompieri armati di lance e manichette.
Ma il pericolo resta. Domato il rogo, infatti, c’è il rischio degli incendi “fantasma”: quelli sotterranei, causati dalla combustione lenta e senza fiamme vive, che si propagano sotto la superficie attraverso le radici degli arbusti, l’humus e la torba. E poi riaffiorano con nuovi focolai quando trovano fessure nel terreno o piccole cavità; è così che riprendendo ossigeno. Un fenomeno silente che può manifestarsi dopo giorni. Per questo motivo, anche quando un incendio appare estinto, i soccorritori lavorano a lungo per la bonifica delle aree colpite.

Ma tra i pompieri, tra chi ha una certa esperienza, non ci sono molti dubbi: l’ipotesi, detta con chiarezza, è che ci sia un piromane in giro.
Sono varie le circostanze che portano a sospettarlo: scartata la possibilità dell’autocombustione, davvero improbabile, si può pensare a un incidente. Banalmente: un escursionista che va a passeggio e getta un mozzicone di sigaretta. L’aria secca e il vento fanno il resto. Ma i focolai sono divampati all’interno di zone relativamente distanti dai sentieri battuti. Ed è successo nelle giornate tra le più calde dell’anno; peraltro proprio sabato pomeriggio, quando le previsioni meteo annunciavano l’arrivo del borino sia per la notte che per la mattinata successiva. Un caso?
Fa anche riflettere il fatto che ieri, mentre i pompieri erano impegnati a Padriciano a Gropada, è scoppiato un nuovo rogo: stavolta sul monte San Michele, nel Goriziano, sebbene di minor entità; è accaduto proprio nelle ore in cui una molteplicità di mezzi e soccorritori regionali era impegnata sul Carso triestino per evitare nuovi focolai.
Due i fronti, dunque, sull’altipiano di Trieste, a poche centinaia di metri l’uno dall’altro: quello di Padriciano e quello di Gropada. Tra sabato e domenica, notte e giorno, la macchina dei soccorsi ha messo in campo forze ingenti. I Vigili del fuco, il Corpo forestale regionale e la Protezione civile, innanzitutto.
Visto l’allarme, i pompieri hanno richiamato il personale fuori servizio. Il Comando di via D’Alviano ha inviato le squadre di Trieste e del distaccamento di Opicina, le autobotti e i droni con i piloti del Nucleo regionale Sapr (Sistema aeromobili a Pilotaggio Remoto) che hanno mappato la zona critica.
Due gli elicotteri impiegati muniti di cisterna. Oltre a contenere le fiamme per tutta la notte, i soccorritori hanno presidiato le abitazioni e la casa di riposo Ieralla.
Le operazioni sono riprese ieri mattina all’alba, con il vento che portava le fiamme verso i giardini delle villette. Ma con le prime luci del giorno sono riprese le operazioni di lancio d’acqua dagli elicotteri. Quattro i velivoli utilizzati ieri: due della Protezione civile regionale, uno dell’Esercito e “Drago”, l’elicottero del Reparto volo dei pompieri del comando di Venezia; è proseguita per l’intera giornata pure l’attività a terra della squadra Aib (Antincendio boschivo) dei Vigili del fuoco.
Nelle operazioni sono stati coinvolti oltre 80 soccorritori tra Corpo forestale regionale Vigili del fuoco, Protezione civile e le squadre di volontari dei gruppi comunali di Trieste, Duino Aurisina, Breg, Staranzano, Grado, Latisana, Palmanova, Monfalcone, Doberdò del Lago, Gorizia, Ronchi dei Legionari, San Canzian d’Isonzo, Udine, Castelnovo del Friuli, Artegna, Bordano, Budoia, Lignano e Moimacco con il supporto della Croce Verde e del Corpo pompieri volontari di Trieste e Muggia.
Alle 19.45 di ieri, a Padriciano, si è riattivato un nuovo focolaio a 200 metri dalle case.
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