Trieste, il Consiglio comunale torna e non si riconosce

C’erano una volta il Pdl che faceva il totem dell’opposizione di centrodestra con sei teste e la Lega che gli girava attorno con altre due. Oggi il Pdl conta la metà (metà di quelle teste ha rifatto Forza Italia) mentre la Lega non conta nulla (le due teste che aveva se ne sono andate fondando la Lista civica indipendente).
C’erano una volta, sì. Ma, a pensarci bene, mica tanto tempo fa. Il Consiglio comunale che riapre microfoni e pulsanti da mercoledì - giorno in cui sarà subito chiamato a votare il non-parere sulla Tav congegnato dalla giunta Cosolini - si risveglia dal torpore estivo scoprendosi parecchio diverso da com’era abituato a specchiarsi fino a due mesi fa.
LA RIVOLUZIONE ESTIVA
Al di là delle mono-migrazioni verso il Gruppo misto capitate a suo tempo (ha iniziato l’ex berlusconiano di ferro Roberto Antonione, gli sono andati dietro l’ex dipietrista Paolo Bassi e l’ex braccio destro di Dipiazza Carlo Grilli) è negli ultimi due mesi infatti che l’album delle figurine dell’aula di piazza Unità, quello originale, è diventato vecchio. Definitivamente superato. Un po’ come l’album dei calciatori che oggi cambiano maglia, e in massa, a metà campionato.
A metà luglio, un primo scossone, l’avevano dato per l’appunto Everest Bertoli, Maurizio Bucci e Piero Camber, i tre del Pdl che avevano ricostituito il gruppo di Forza Italia. La botta finale è arrivata a inizio settembre da Maurizio Ferrara e Roberto De Gioia, che dimettendosi dal Carroccio l’hanno messo fuori dalla porta del Municipio, per una nemesi spiazzante.
LA NEMESI LEGHISTA
Nella passata consiliatura proprio Ferrara e Giuseppe Portale, uno proveniente dalla Lista Dipiazza e l’altro da Forza Italia, avevano preso la tessera della Lega costruendo in aula l’omonimo gruppo. Il partito padano, allora, si era ritrovato rappresentato in Consiglio pur non avendo eletto, nel 2006, nessun rappresentante. Stavolta il contrario: due eletti nel 2011, zero rappresentanti a due anni e poco più di distanza.
LA LUNGA MUTAZIONE
La mutazione interpretata da Ferrara e De Gioia chiude dunque un’estate vissuta all’insegna dell’instabilità, e chiude più in generale una stagione politica lunga 27 mesi - tanti quanti è durato finora il mandato di Cosolini, siamo ormai al giro di boa del quinquennio - nel corso della quale la precisa fisionomia del “parlamento” della città è cambiata non poco.
Fatti due freddi conti, le forze politiche erano 12 nell’estate del 2011 (sei i gruppi di maggioranza, altrettanti d’opposizione), attualmente sono 14 (sei di maggioranza e sette d’opposizione più il Gruppo misto nel quale siede Bassi, orientato verso centrosinistra, accanto ad Antonione e Grilli, che di norma votano col centrodestra).
La metà di queste, nella vita della “legislatura” comunale, hanno preso o mollato gente. Il risultato di oggi è che, fra subentri per vari motivi (nomine in giunta, forfait volontari e incompatibilità) e “trasmigrazioni” di cui sopra, alcune di tali forze politiche sono diventate tutt’altra cosa rispetto al punto di partenza, per numero e facce dei propri rappresentanti.
I GRUPPI IRRICONOSCIBILI
Gli esempi eclatanti sono bipartisan. A parte Lega e Pdl di cui si è detto (il Pdl, per inciso, aveva iniziato in sette, Antonione compreso, è rimasto in tre), nel centrodestra spicca la rivoluzione della Lista Dipiazza. Nel 2011 qui vennero eletti in due: lo stesso Roberto Dipiazza e Grilli. Oggi, sui banchi della civica dell’ex primo cittadino, siede solitario Alfredo Cannataro, subentrato proprio a Dipiazza, eletto nel frattempo in Regione, mentre Grilli, iscrivendosi all’Udc, se n’è andato appunto nel Gruppo misto.
Dall’altra parte della barricata l’Italia dei valori aveva cominciato con Emiliano Edera e Paolo Bassi, ora continua col solo Cesare Cetin, entrato al posto dello stesso Edera fin nelle prime battute della consiliatura quando quest’ultimo era stato chiamato da Cosolini a fare l’assessore, mentre Bassi è per l’appunto uno dei componenti del Gruppo misto.
«Mai come adesso - ammette il presidente dell’aula, Iztok Furlanic - vista la situazione nazionale, e più in generale una politica in continua evoluzione, non escludo a breve ulteriori movimenti a livello di gruppo in Consiglio».
I GRUPPI INTONSI
L’ideale premio ai gruppi “tutti d’un pezzo”, quelli che finora non hanno cambiato né facce e quindi tantomeno numeri, ora come ora andrebbe a Un’altra Trieste (Franco Bandelli e Alessia Rosolen), Movimento 5 stelle (Paolo Menis e Stefano Patuanelli), Fli (Michele Lobianco), Federazione della sinistra (lo stesso Furlanic e Marino Andolina), Cittadini (Patrick Karlsen) e infine la civica del sindaco, quella fatta dal solo Roberto Decarli. E sì che si chiama Trieste cambia.
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