Trieste perderà due opere d’arte del pittore Sbisà

Sono stati donati a Udine i disegni preparatori per gli affreschi realizzati in Galleria Protti. "Li avevamo offerti al Comune che ha tergiversato per mesi. Il Friuli invece ha colto subito la palla al balzo"
Lasorte Trieste 14/03/13 - Galleria Protti, Quadri Sbisà
Lasorte Trieste 14/03/13 - Galleria Protti, Quadri Sbisà

Afro e Sbisà a Udine da giugno per alcuni mesi a Casa Cavazzini. Patto di stabilità - che blocca i fondi dei comuni - permettendo. Ma l'idea di approfondire gli studi sulla decorazione murale nel Friuli Venezia Giulia c'è. I due artisti avevano approcci diversi con l'opera: Afro lavorava direttamente a parete con la tempera come risulta nelle sale di Casa Cavazzini, che dopo un lungo e accurato restauto è diventata la Galleria d'arte moderna e contemporanea di Udine. Sbisà procedeva con disegni preparatori e tutta la complessa tecnica dell'affresco.

In vista del cinquantesimo della morte del maestro triestino, che verrà ricordato l'anno prossimo, Udine scopre le carte. Curatore dell'iniziativa sarà Massimo De Grassi, associato di storia dell'arte contemporanea all'Università di Trieste. La rassegna conferma la lungimiranza del direttore dei Musei civici di Udine, Marco Biscione e della conservatrice di Casa Cavazzini, Vania Gransinigh.

Udine fra l'altro opera in collaborazione con un comitato scientifico che comprende, fra gli altri, personaggi del calibro di Gabriella Belli direttrice della Fondazione Musei civici veneziani, Luca Massimo Barbero curatore al Guggenheim di Venezia e Flavio Fergonzi, che ideò all'ex Pescheria di Trieste la bella mostra su Marcello Mascherini e la scultura europea.

Ma non solo. La vedova dell'artista, Mirella Schott, ha donato ai Musei civici di Udine i cartoni degli affreschi di Galleria Protti (intitolati “Lavoro costruttivo” e “Dopolavoro e ricreazione”, entrambi realizzati dall’artista del 1937). Generazioni di triestini hanno camminato sotto quella Galleria con lo sguardo verso l'alto, qualcuno magari non se ne sarà accorto. Pur tuttavia quel patrimonio di Trieste, nella sua elaborazione preparatoria che vale - come lavorava qualitativamente Sbisà - l'opera definitiva, se ne va nel capoluogo friulano. La giunta comunale di Udine, stando alle indiscrezioni, ha già approvato l'accettazione del dono.

«Certo mi dispiace che i cartoni preparatori degli affreschi di Galleria Protti siano andati a Udine invece che rimanere a Trieste, ma non ho seguito io la vicenda». Maria Masau Dan, direttore dei Civici musei di Trieste nonché del Servizio Museo Arte Moderna Revoltella, non nasconde il rammarico per un pezzo d’arte triestina che finisce a Udine.


A suo tempo la vedova Sbisà, Mirella Schott, aveva proposto la donazione dei cartoni preparatori del “Lavoro” e lo “Svago” al Comune di Trieste, chiedendo in cambio che le opere fossero esposte e valorizzate, così come avrebbe voluto suo marito. Ma dopo un impegno di massima da parte del Comune la questione si era arenata. Allora il responsabile dei Civici musei era Adriano Dugulin, che oggi preferisce non rilasciare dichiarazioni. «Sembra che il problema principale - spiega Massimo De Grassi, che aveva seguito la trattativa - fosse la mancanza di spazi adeguati per esporre i cartoni; di fatto il Comune di Trieste non si era fatto più sentire, mentre quello di Udine ha subito accettato predisponendo una delibera».

A Casa Cavazzini sarà esposto un disegno di Afro dedicato a Sbisà e Mirella, nei tempi in cui il futuro grande interprete friulano della pittura internazionale cenava con la moglie Maria Romio a Trieste, ospite della coppia. E Mirella racconta con commozione le prime pizze mangiate a Roma con Afro, Mirko, Gentilini condividendo quel mondo dell'arte che era tanto diverso da oggi, perché allora gli artisti costruivano movimenti, lavoravano insieme. E si aiutavano.

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