Trieste, spillano 18 mila euro al vicino: indagate per truffa

Madre e figlia hanno approfittato per anni del buon cuore di un amico di famiglia chiedendo cifre in prestito mai restituite

TRIESTE Diciannove prestiti in tutto, per un totale di 18 mila e 200 euro, accompagnati dalle scuse più fantasiose: «Dobbiamo pagare l’Iva». «Dobbiamo pagare debiti... se non ci dai i soldi rischiamo di perdere la casa».

Ci credeva eccome un ottantaduenne triestino: ogni volta che le sue due vicine gli chiedevano denaro contante, lui non indugiava. «Ecco, prendete».

Ma la Procura, probabilmente su segnalazione dei famigliari dell’anziano, ritiene che l’ottantaduenne triestino in realtà sia stato imbrogliato. E sistematicamente. Anche perché quei soldi, in effetti, non sono mai stati restituiti.

Le due vicine sono due donne, mamma e figlia, una di 89 anni e l’altra di 65. Stando a quanto accertato nelle indagini del pubblico ministero Maddalena Chergia, il magistrato che ha aveva aperto il fascicolo di inchiesta sulla vicenda, l’ottantaduenne era in stretto contatto con le due signore perché in passato era amico di famiglia.

E così, in buona fede, ha sempre acconsentito alle richieste di denaro avanzate, senza sospettare alcunché. Si fidava. D’altronde lui conosceva molto bene il marito dell’ottantanovenne, nonché padre della cinquantaquattrenne. Il vecchio amico era ormai defunto, ma quando era ancora in vita si frequentavano. Erano amici. Cosa aveva quindi da temere da quella famiglia di vicini?

Nel giro di pochi mesi, da gennaio a agosto (la truffa sarebbe stata messa a segno nel corso del 2015), l’uomo è stato però letteralmente spennato: tra un prestito e l’altro, ha scucito quasi 20 mila euro alle due donne. 18 mila e 200 per la precisione.

Le vicine hanno cominciato prima a domandare 350 euro. Il giorno dopo altri 350. Il mese successivo, a febbraio, la somma è salita a 2 mila euro. Così anche a marzo. Le richieste sono quindi calate nuovamente a 300, per risalire ancora a 2 mila.

Cosa ci facevano le due donne con quel contante? Non si sa. L’ottantaduenne, dal canto suo, non immaginava di essere caduto in un raggiro. Quindi continuava a fare prestiti, nella speranza di riavere i suoi soldi.

Il sistema è proseguito per mesi: altri mille euro a marzo, 3 mila in aprile, ulteriori 2 mila 400 a maggio e così via.

La ottantanovenne e la sessantacinquenne probabilmente erano riuscite a far leva sul buon cuore dell’anziano triestino con la scusa di essere in procinto «di perdere la casa».

L’ottantanovenne, da amico di famiglia, di fronte a un pericolo del genere non si era tirato indietro. E continuava a fare da “bancomat” alle signore.

Secondo gli inquirenti le vicine hanno abusato delle condizioni dell’uomo, anziano e poco lucido.

Il pm Chergia ha chiesto il rinvio a giudizio per entrambe le donne, accusate di concorso in truffa.

L’udienza preliminare in tribunale davanti al giudice Luigi Dainotti era in programma nei giorni scorsi, ma è stata rinviata. —


 

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