Troppo lunga l’attesa per la riabilitazione fisioterapica al San Polo

Non passa giorno senza che si apprendano iniziative promosse dal mondo medico, e non solo, in favore della prevenzione. Prevenzione, si sostiene giustamente, che è più proficua e sicuramente meno costosa della cura. Vi è una specialità in particolare, la fisioterapia, dove l’applicazione di tali messaggi dovrebbe rappresentare il fulcro dell’attività. Purtroppo, non è così. Vi sono dei luoghi, e mi riferisco all’ospedale di Monfalcone, dove non viene presa in alcuna considerazione non solo la prevenzione ma, a quello che sembra, neanche la cura nonostante la Guida ai servizi dell’ASS n°2 così citi, fra l’altro, a proposito delle finalità della Riabilitazione: “Finalità della Riabilitazione è gestire e attuare la presa in carico riabilitativa dei soggetti portatori di patologie disabilitanti nell’ottica della qualità assistenziale. La struttura svolge attività di recupero e prevenzione della perdita di capacità funzionale nei soggetti con esiti di malattie acute o affetti da malattie croniche evolutive con il fine di conservare o ripristinare le migliori condizioni fisiche, psicologiche e sociali. Il mandato è di migliorare la qualità di vita e ridurre il rischio di decadimento funzionale delle persone attraverso una attenta valutazione, l’elaborazione di un progetto riabilitativo e l’effettuazione di interventi riabilitativi.
In detta struttura, non è chiaro perché, per l’utente che ne ha bisogno, sia esso giovane o anziano, diventa un vero problema ricevere prestazioni in termini ragionevoli. L’attesa è mediamente di 180 giorni per una visita e di altrettanti per l’inizio della terapia. Una prescrizione a breve termine non viene nemmeno presa in considerazione. Il periodo della terapia da effettuare inoltre, non è prenotabile tramite Cup né viene fissato al momento della presentazione della prescrizione nella segreteria del reparto. Si viene contattati telefonicamente in seguito.
Non si vuole porre in discussione il personale (probabilmente poco e quindi non rispondente alle necessità) né la professionalità dello stesso ma chiamare in causa la struttura dirigenziale che dovrebbe garantire il servizio. Un servizio può, infatti, essere definito tale solo se ben funzionante e non, come purtroppo avviene a Monfalcone, se presenta gravi criticità. Se non si è in grado di risolvere il problema, bisognerebbe avere il coraggio di dire che la struttura di cui trattasi, nella città del mitico cantiere, che da solo fa il Pil della regione, non esiste.
Marilena Cernigoi
volontaria Tribunale per i Diritti
del Malato di Monfalcone
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