Truffa ai danni del tabacchino Preleva 2.700 euro e sparisce

I tabacchini, ormai, offrono servizi paragonabili, per alcuni aspetti, a una banca. Molti di questi, attraverso un dispositivo, danno la possibilità di prelevare somme di denaro in contanti previa esibizione da parte del cliente di una carta ricaricabile di Banca 5 del Gruppo Intesa San Paolo e della tessera sanitaria con il codice fiscale.
Un noto punto vendita di Gorizia, che chiede di poter mantenere l’anonimato, è stato “gabbato” da un professionista seriale delle truffe. Il racconto è contenuto nella denuncia presentata alla Guardia di finanza di Gorizia che sta indagando sul caso. I fatti. Circa un mese fa, si presenta nel tabacchino una coppia. Sorriso smagliante e entrambi rassicuranti. Chiedono il prelievo di 248 euro, esibendo la carta ricaricabile intestata a lei. L’operazione viene effettuata con successo. I due si presentano più volte nell’arco del mese effettuando la stessa operazione dalle 8 alle 10 volte. Si arriva al 15 novembre scorso, quando si presenta solo lui, il quale chiede cinque prelievi da 248 euro per un totale di 1.240 dopo aver presentato la carta ricaricabile. Ma c’è bisogno della tessera sanitaria che lui non ha. Allora, il presunto truffatore chiede l’anticipazione dei soldi, dicendo di non preoccuparsi perché avrebbe portato quanto richiesto nel pomeriggio e di fornirgli l’Iban del punto vendita in quanto, se malauguratamente avesse avuto un impedimento, avrebbe fatto un bonifico di 2.240 euro, quindi di mille euro in più, per avere una provvista in caso di necessità. La dipendente del tabacchino prende dalla cassa 1.240 euro, glieli consegna e gli fornisce l’Iban. Un atto di fiducia, insomma.
Nel pomeriggio nessuno si fa vivo: il punto vendita contatta i due e ottiene la rassicurazione che il bonifico sarebbe stato effettuato subito. Tramite Whatsapp arriva la contabile del bonifico effettuato da 2.240 euro. Tutto apparentemente regolare. Il tempo passa e arriva la richiesta di avere altri 1.000 euro e, solo dopo la presentazione della carta e del codice fiscale, gli viene accreditata pure quella somma.
Poi, l’uomo, parlando di «conteggi fatti male», chiede e ottiene altri 180 euro. Non è finita. Perché il cliente chiede (ma non ottiene) altri 1.000 euro e altri 250 «per poter acquistare i biglietti del treno» che, invece, gli vengono erogati. Successivamente, il presunto truffatore dice di avere, intanto, effettuato un bonifico da 300 euro.
Ma arriva la doccia fredda. I bonifici sul conto del tabacchino non arrivano e non sono mai arrivati. Inizia un estenuante tira e molla con scuse e giustificazioni da parte dell’uomo (che le forze dell’ordine definiscono «truffatore seriale») che, ad un certo punto si discolpa, dicendo che non è sua responsabilità se i bonifici non sono andati a buon fine. Poi, più nulla. Cellulare sempre occupato probabilmente perché i numeri sono stati bloccati.
A quel punto, il titolare del tabacchino e la sua dipendente decidono di sporgere denuncia per il reato di truffa ex articolo 640 del Codice penale alla Guardia di finanza di Gorizia. «Hanno carpito la nostra fiducia e questo è il risultato», il loro commento amaro. —
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