Tuiach sotto indagine anche per diffamazione

La data è quella dello scorso 25 giugno. Il “luogo” è Facebook. «Hanno fatto cose buone come una raccolta di soldi per il povero Mamadou quando è morto. Peccato che i soldi alla fine sono spariti e utilizzati per prendere altra droga». Questa frase era apparsa quel giorno in un post. L’aveva scritta - assieme ad altre - Fabio Tuiach, l’attuale vicecapogruppo della Lega Nord in Consiglio comunale. Per questa ed altre frasi Tuiach è accusato di diffamazione.
Secondo il pm Pietro Montrone - il magistrato titolare del fascicolo -, il pugile e politico ha offeso la reputazione degli enti e delle persone che si erano occupati della raccolta fondi a favore della famiglia di Mamadou Sy, 27 anni, il senegalese morto nel luglio del 2014 in un tragico incidente in strada per Longera, noto e apprezzato in città per il suo carattere e il grande impegno nel volontariato e nello sport. Dopo la sua morte era stata avviata un’iniziativa di solidarietà finalizzata a una raccolta di fondi per consentire il più velocemente possibile il rimpatrio della salma dello sfortunato atleta nel suo paese d’origine, il Senegal. E anche per inviare alla famiglia di Mamadou un aiuto economico, considerato che era proprio lui a provvedere ogni mese a farlo mandando una parte dei suoi guadagni ai congiunti.
Ma, secondo gli accertamenti del pm Montrone, quello di Tuiach non era stato, nella circostanza, un unico deprecabile scivolone. Infatti - come emerge dal capo di imputazione che compare nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari - il giorno seguente e cioè il 28 giugno Tuiach aveva inviato un contributo esterno a una testata giornalistica web in cui aveva ribadito l’offesa alle associazioni con frasi di questo tenore: «Quando Mamadou è morto avete fatto sparire i soldi raccolti per la sua famiglia, chissà cosa ne avete fatto. Sono passati due anni ma quei soldi non sono mai arrivati: hanno fatto sparire i soldi della colletta per la famiglia quando è morto».
Da qui - inevitabilmente - la querela sporta dai responsabili dell’associazione sportiva Audace e dell’associazione Mamadou dalla quale poi è stato attivato il procedimento riguardo il quale ora il pm Montrone si accinge a chiedere il rinvio a giudizio del vicecapogruppo leghista in Consiglio comunale. Tuiach è difeso dall’avvocato Claudio Giacomelli, a sua volta consigliere comunale, eletto con Fratelli d’Italia-An. Le associazioni che si sono ritenute diffamate sono assistite dall’avvocato Maria Genovese.
Proprio poche settimane fa Tuiach è finito nei guai per un altro post in cui aveva accostato pericolosamente la religione musulmana alla pedofilia. Il suo nome era stato iscritto nel registro degli indagati anche in quel caso dal pm Pietro Montrone. Accusa: vilipendio alla religione. Ad attivare quella che si chiama azione penale era stata la segnalazione della Digos che aveva subito inviato in Procura le stampate delle pagine di Facebook incriminate. Allegandole a una dettagliata relazione sull’episodio che, quando era accaduto, aveva scatenato non poche polemiche. Tutto, come detto, era nato da un post. Il consigliere comunale triestino aveva pubblicato su Fb un articolo online de “Il Giornale” sulle affermazioni di un imam che avrebbe esortato il governo danese ad accettare le spose bambine «perché tale pratica è nella cultura dei migranti». Poi aveva accompagnato il “post” con un’espressione che non dava molto spazio alle interpretazioni. Perché nel suo mirino era finito direttamente Maometto con parole blasfeme. Ma il “post” non era passato inosservato - e non poteva essere altrimenti - visto che Tuiach rappresenta uno dei partiti di maggioranza alla guida del Comune di Trieste. E ora ha fatto il bis.
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