Tutto partito dalla denuncia di un lavoratore senegalese

L’uomo stufo delle vessazioni si era licenziato e rivolto a un legale per segnalare all’autorità le condizioni di lavoro Poi altri sei hanno confermato

A far scattare le indagini dei carabinieri, a metà dello scorso anno, erano stati due fatti. Da un lato la realtà de La Montaggi srl, attiva su diversi cantieri e in altre parti d’Italia, era giunta all’orecchio dei carabinieri che sovente a Monfalcone, in borghese, “sondano” gli ambienti dell’indotto della cantieristica a scopo preventivo; dall’altro la Procura diretta dal Pg Massimo Lia aveva incaricato il comando di Gorizia di avviare indagini a seguito della denuncia di un africano, un senegalese poco più che ventenne, operaio con figli nel paese d’origine, che dopo essersi licenziato proprio per via del clima vessatorio patito aveva proceduto, assistito da un legale, nella denuncia dei fatti all’autorità giudiziaria. Da questa segnalazione i carabinieri sono partiti con l’operazione “Cash and carry”. Nel corso dei mesi i militari sono riusciti ad affiancare a quella prima testimonianza altre sei, sempre riconducibili a operai africani di età compresa tra i 24 e i 30 anni. E l’auspicio, per l’Arma, è che ora anche gli altri lavoratori (ci sono pure operai di nazionalità rumena) si facciano avanti.

«La minaccia della perdita del posto di lavoro – sottolinea il tenente colonnello Pasquale Starace – era duplice perché senza occupazione questi uomini si sarebbero visti negare il permesso di soggiorno al suo rinnovo e dunque non avrebbero più avuto titolo a restare in Italia». «Il lato positivo della vicenda – aggiunge il militare – è che Fincantieri ha ricollocato le persone in altre realtà operanti nello stabilimento».

Dagli accertamenti dei carabinieri è emerso che i lavoratori dell’appalto prestavano servizio non solo dal lunedì al venerdì, dalle 6 alle 17, ma sovente anche al sabato, sempre dalle 6 e fino alle 13. Ma dello straordinario, nello stipendio di fine mese, non c’era traccia.

Fin qui le difformità sulle prestazioni segnate in busta paga e quelle effettivamente svolte. Nel corso dell’acquisizione dei racconti degli operai è venuta a galla anche la questione degli infortuni. Un operaio, in particolare, ha spiegato l’“escamotage”: in pratica il lavoratore, sempre sotto la minaccia della perdita del posto, avrebbe dovuto riferire ai sanitari di esser rimasto vittima di un incidente a casa, non di infortunio. Per questo i militari hanno acquisito dalla banca dati del San Polo tutti gli accessi dei dipendenti de La Montaggi srl effettuati negli ultimi anni e sono riusciti a mettere a fuoco cinque casi che ricadevano proprio nella fattispecie. In particolare, nell’orario evidenziato quale momento dell’incidente, i carabinieri hanno potuto verificare, dal confronto con le timbrature dei badge, che gli addetti si trovavano in cantiere. —

Ti.Ca.

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