Ucciso dall’amianto a 62 anni ex saldatore dell’Italcantieri

Claudio Olimpo viveva in Venezuela . Gli era stata diagnosticata l’asbestosi nel giugno 2012. Aveva lavorato anche alle acciaierie SiMo, AAA e alla Ferriera
Bonaventura Monfalcone-18.12.2013 Riproduzione fotografia Olimpo-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-18.12.2013 Riproduzione fotografia Olimpo-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura

Si è spento in Venezuela a Puerto Cabejo per colpa dell’amianto che ha respirato nella sua Monfalcone, lavorando come saldocarpentiere allo stabilimento Italcantieri, alla SiMo, alle Acciaierie Alto Adriatico, in porto e alla Ferriera di Servola. Ucciso da un mesotelioma della pleura. L’ennesima vittima della fibra killer è Claudio Olimpo, aveva 62 anni. Suo fratello Flavio, personaggio assai noto nel Monfalconese premiato per aver salvato una bambina caduta accidentalmente in acqua quando aveva soli 14 anni, lo piange con disperazione e rabbia: «Claudio non se n’è fatta mancare una di fabbriche maledette».

Claudio Olimpo aveva scoperto di aver contratto l’asbestosi nel giugno dello scorso anno, in Venezuela, dove si era trasferito dalla seconda metà degli anni ’70 e aveva messo su famiglia con la moglie Norha e i figli Daniel e Claudia.

Era tornato in Italia per farsi operare quando già la malattia era degenerata in mesotelioma. Si era fermato a Monfalcone per sei mesi, per sottoporsi a tutte le cure accessorie. Poi era tornato in Venezuela dove ormai si svolgeva la sua vita. L’ultimo rientro a Monfalcone nel giugno scorso per un ciclo di chemioterapia. La notizia della sua morte, avvenuta a Puerto Cabejo, è arrivata martedì sera al fratello, pure alle prese con gravi problemi respiratori. Flavio ora non può nemmeno, viste le sue condizioni precarie di salute, partecipare ai funerali del fratello.

La famiglia Olimpo è stata decinata dall’amianto. Il padre di Flavio e Claudio, Carmelo, è a sua volta stato ucciso dalla fibra killer. «Senza però poter contare - ricorda Flavio - sulla. Quando si ammalò non riuscì a trovare le “testimonianze” sufficienti del suo contatto con l’amianto».

Claudio Olimpo aveva iniziato a lavorare da saldocarpentiere proprio nello stabilimento navalmeccanico di Panzano negli anni in cui l’impiego dell’amianto era diffuso. Poi aveva cambiato ripetutamente luogo di lavoro, passando alla SiMo e alle Acciaierie del gruppo Maraldi, fabbriche di cui non restano che gli “scheletri” in zona industriale, passando quindi alle dipendenze del porto e della Ferriera di Servola.

«Mio fratello ha pagato - afferma ancora Flavio - ambienti di lavori inquinati, malsani. Ha sofferto tanto».

La morte di Claudio Olimpo arriva alla vigilia dell’apertura del secondo maxi-processo amianto che partirà il 20 gennaio al Tribunale di Gorizia.(f.m.)

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