Uljanik, i giudici danno il via al fallimento della società

Lo ha deciso il Tribunale di Pisino: la spa controlla 11 realtà del Gruppo compreso il pacchetto di maggioranza dello stabilimento Tre Maggio di Fiume

POLA. È andato ieri in scena un altro atto della gravissima crisi del Gruppo Uljanik: il giudice del Tribunale amministrativo di Pisino Damir Rabar ha avviato la procedura fallimentare anche per l’Uljanik spa, praticamente la società madre - o holding - con compiti gestionali, che conta una ventina di occupati. La spa detiene la totalità delle azioni di 11 società ed è azionista di maggioranza del cantiere Tre Maggio di Fiume nonché del cantiere Scoglio Olivi. Il presidente della direzione del Gruppo Uljanik Emil Bulić ha tentato di far rinviare ancora una volta la drastica decisione annunciando che si è in attesa di un team di tecnici della società cinese Csic (China Shipbuilding Industry Corporation) per valutare la possibilita di una cooperazione.

«Il conto dell’Uljanik spa - ha argomentato però il giudice - è bloccato ininterrottamente da 199 giorni per le spettanze ai creditori di 13 milioni di euro, per cui non posso fare altro che proclamare il fallimento». «E poi - ha aggiunto - la procedura di bancarotta non preclude la strada all’eventuale collaborazione con gli investitori interessati». Curatore fallimentare è stato nominato Damir Majstorović. All’uscita dal tribunale dopo l’udienza Bulić ha dichiarato ai giornalisti che il valore delle navi in fase di allestimento nei cantieri di Pola e di Fiume si aggira sui 200 milioni di euro. «È una cifra importante per tutti i creditori - ha spiegato - e il creditore principale è lo Stato. A questo punto è importante continuare a lavorare nonostante la bancarotta e permettere a queste navi di prendere il mare e di non arrugginire».

Non si è fatta attendere la reazione del ministro dell’Economia Darko Horvat. «Prendo atto di quanto deciso dal Tribunale di Pisino - ha detto - nel momento in cui erano giunte alla fase conclusiva le trattative con i committenti per l’ultimazione delle 4 navi in fase di costruzione a Pola e a Fiume. Comunque, nonostante il fallimento, non intendiamo fermarci, per cui stiamo trattando le modalità di completamento delle unità in parola».

Va ricordato che l’accordo con l’armatore belga Jan de Nul sull’ultimazione della sua nave draga è un imperativo per il governo in quanto in caso di disdetta saranno attivate le garanzie bancarie di circa 125 milioni di euro, quindi un brutto colpo per le casse dello Stato. Anche Horvat ha annunciato una nuova ricognizione di una delegazione della Csic, per la precisione di un gruppo di esperti del comparto tecnico, attesi per lunedì.

Intanto le procedure fallimentari introdotte in serie nelle società della compagnia istriana pongono in primo piano la situazione economica degli operai in fase di licenzamento. Horvat ha annunciato che potranno subito iscriversi all’Ufficio di collocamento e incassare l’indennizzo di disoccupazione fino a che non troveranno un nuovo impiego. «Il ministro del Lavoro Marko Pavić - ha aggiunto - ha già definito determinati provvedimenti per agevolare i cantierini».

Ricordiamo che finora la procedura fallimentare è stata avviata nelle società Uljanik proizvodnja opreme (produzione di attrezzature), Uljanik Pis (sistemi informatici), Uljanik strojogradnja (produzione di motori), Uljanik Tesu (produzione di motori e macchinari elettrici) e da ultimo Uljanik brodogradiliste, ovvero il Cantiere navale Scoglio Olivi di Pola. Solo al cantiere Tre Maggio di Fiume, con 800 occupati, non è stato introdotto il fallimento seppur vi siano maturate le condizioni. In merito il tribunale amministrativo di Fiume deciderà il 5 giugno.—

P.R.

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