Una “Under 35” premiata dai Matematici d’Europa

Forse il più bel premio è quel bimbo di due mesi, Victor, che Corinna Ulcigrai tiene in braccio parlando al telefono dalla sua casa di Bristol. «Aspetti un momento che sta piangendo... eccomi qua», dice con voce che tradisce un velo di emozione. Già, l'emozione. Chissà se qualcuno, un giorno, riuscirà a descriverla in una formula. Lei, trentaduenne di Trieste, cresciuta a pane ed equazioni, per un momento l'accarezza: in fondo ha vinto un premio per essere riuscita a descrivere il caos. «Ci provano in molti a capirci qualcosa di più su eventi caotici come i fenomeni meteorologici o l'economia – racconta – io l'ho fatto sulle proprietà caotiche dei flussi su superfici: è possibile studiare il moto di un elettrone in un metallo sottoposto a un campo magnetico. C'è un modello formulato da un matematico russo, io ho risolto il problema e ho creato la classificazione». La European Mathematical Society, la più importante organizzazione del continente dedicata allo sviluppo della matematica, le ha assegnato il riconoscimento a Cracovia. Un premio riservato a matematici europei under 35. Ulcigrai è una dei due italiani che si sono distinti, entrambi ex allievi della Normale di Pisa. Alcuni dei vincitori delle precedenti edizioni si sono in seguito aggiudicati la Medaglia Fields: una sorta di Nobel nella disciplina. Diplomata al liceo scientifico Galilei, ha presto spiccato il volo per fare fortuna nella ricerca. All'estero, naturalmente.
Da studentessa del Galilei a ricercatrice a Bristol, passando per Pisa e gli Stati Uniti...
Sì, ho studiato al Galilei, anzi, prima alla scuola media Julia. Lo vorrei ricordare perché lì ho avuto un'insegnante importante, la professoressa Marina Rocco. Alle medie ho imparato una matematica improntata sul problem solving, con un approccio logico e molto stimolante. Poi al liceo ho avuto un'altra docente che in qualche modo mi ha segnato: Gabriella Greblo. La passione è nata in quegli anni: della matematica mi piace il rigore, ma anche la creatività che esprime.
E come ha maturato la convinzione di intraprendere questa strada?
Al liceo, dopo aver partecipato alle Olimpiadi della matematica nel'98: prima donna classificata. Lì mi sono detta che volevo entrare a Pisa. Finiti gli studi alla Normale il relatore della tesi mi ha incoraggiato a propormi all'estero. E così ho fatto il dottorato in matematica a Princeton nel New Jersey.
L'università di John Nash, su cui è stato girato il film “A Beautiful Mind”.
Sì, eravamo nello stesso piano. Anche se si vedeva poco.
Poi com'è andata?
Dopo la tesi sui sistemi dinamici, nel 2007, ho avuto molte offerte negli Usa e in Europa. Sono arrivata a Bristol nel 2007: mi è stato proposto una posizione permanente e una borsa di studio di 5 anni, con un insegnamento che mi ha dato la possibilità di viaggiare.
Non esattamente le opportunità che potrebbe avere un ricercatore in Italia.
All'estero il sistema è meritocratico: chi è bravo va avanti. In Italia funziona in un altro modo. Alla Normale, tra i miei compagni, solo uno ha ottenuto un posto fisso. Gli altri o sono partiti o hanno abbandonato la ricerca.
Cosa non funziona?
Non ci sono abbastanza risorse, i ricercatori non hanno opportunità e sono sottopagati. E talvolta nei concorsi i vincitori sono già stabiliti.
Ritornerà?
Impossibile, non ci sono le condizioni. La carriera accademica è improponibile, mentre qui a Bristol ci sono tantissimi ricercatori trentenni. In Italia per avere un lavoro nel settore, se arriva, passano molti anni. Questo influisce sulle scelte di una persona, sulla suo desiderio di fare famiglia.
Ma a Trieste, ad esempio, ci sono realtà di eccellenza.
Sì, la Sissa e l'Ictp, centri molto attivi e importanti a livello internazionale. L'impressione, però, è che siano conosciuti sicuramente più all'estero che nella stessa Trieste. La città ne sa poco.
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