Uno studio di fattibilità finito subito nel mirino

Era l’ottobre scorso. E lo studio di fattibilità, perché tale era, venne presentato ai consiglieri comunali e agli operatori del mercato coperto a Palazzo de Bassa.

E, sin da subito, le soluzioni proposte dallo studio di architettura Di Dato & Meninno architetti associati suscitarono reazioni. La Cciaa Vg, che avrebbe cacciato i denari (erano pronti 3 milioni di euro), avrebbe anche ottenuto la struttura in concessione pluriennale in comodato gratuito. «Sia chiaro, non vogliamo mettere le mani sul mercato per fare il nostro business. Proponendo quest’iniziativa - furono le parole del presidente dell’ente camerale, Antonio Paoletti - pensiamo di contribuire in maniera determinante al rilancio economico di Gorizia, con una realizzazione che contribuirà a dare una forte connotazione turistica del territorio. E basta favoleggiare su una nostra trasferta al Mercado di San Miguel, a Madrid: non c’è mai stata e, se mai ci sarà, pagheremo di tasca nostra».

Intervenne anche Antonio De Paolo, imprenditore e consulente d’azienda. Secondo lui, il mercato coperto di Gorizia sarebbe dovuto diventare «un punto per valorizzare il lavoro di tanti produttori da far conoscere ad un pubblico sempre più ampio ma anche un punto d’incontro iconico della città dove comprare, mangiare e trovare qualità che si sa può anche costare, ma che ne vale la pena. Un luogo, insomma, che mantiene l’atmosfera di mercato di quartiere ma che si rinnova e si prepara a nuove sfide». E più volte era riecheggiato, nel suo discorso, l’esempio di Eataly a Trieste «accolto con diffidenza dai triestini in un primo momento, ma oggi ottimo polo attrattivo». Ma, alla fine, tutto è stato spazzato via. E, oggi, si lavora al piano B. —



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