Vacanze da pagare per poter lavorare Svelato il raggiro

Una goriziana assistita dall’avvocato Benetti la prima a denunciare e dare il là alle indagini 

la vicenda

Quando aveva ricevuto i bollettini di pagamento inviati da un istituto bancario, la giovane goriziana s’era rivolta ad un legale. Nessuno le aveva spiegato che avrebbe dovuto acquistare il pacchetto vacanze, a prezzo “scontato”, prima di venderlo e beneficiare della provvigione.

L’avvocato Stefano Benetti l’aveva invitata a presentare querela. La ragazza è stata la prima, lo scorso aprile, a rivolgersi alla Guardia di finanza di Gorizia, che aveva avviato le indagini, tuttora in corso, culminate nella denuncia della 39enne cormonese M.B., dei coniugi R. A., 67 anni, e D.V., 47, residenti a Marcon (Venezia), D.V., 49 anni, di Mestre, con il coinvolgimento anche dell’agenzia Mo&Ma Viaggi di Cormons, affiliata al network Gruppo info vacanze facente capo alla società madre, Brokers della vacanza Srl, con sede a Marcon, e che conta una rete di oltre 80 agenzie viaggi in franchising. S’era così scoperta l’esistenza di un contratto finanziario fittiziamente intestato alla giovane, poiché la firma era apocrifa.

Tra gli aspetti di questa vicenda c’è inoltre la peculiarità di quei pacchetti turistici. Sarebbero state proposte ai potenziali acquirenti condizioni difficili da rispettare. Una sorta, quindi, di «circuito chiuso», considerato che, in realtà, come ha ipotizzato la Gdf, l’obiettivo sarebbe stato proprio il pagamento del pacchetto turistico da parte dei giovani che venivano “reclutati” per l’attività di vendita. L’istituto finanziario, quindi, avrebbe erogato la somma incamerata dalla Brokers della vacanza, per poi vantare le rate del prestito alla ragazza, inconsapevole titolare del contratto. Contratto che, alla luce della denuncia presentata dalla giovane alla Finanza con l’avvio delle indagini, era stato bloccato, evitando pertanto il pagamento delle rate.

Veniamo all’esperienza vissuta. La ragazza, letto l’annuncio circa l’offerta di un lavoro di consulenza turistica sul sito Subito.it, aveva telefonato al numero indicato e le era stato fissato un appuntamento all’agenzia viaggi cormonese. Durante quel primo incontro le era stato spiegato che la Mo&Ma viaggi rappresentava la sede di riferimento per la regione e che il lavoro consisteva nella vendita dei pacchetti vacanza, le avrebbero anche fornito un primo “portafoglio clienti” con cui iniziare a operare. Le avevano parlato della provvigione prevista per ogni “affare” concluso. Le avevano inoltre comunicato che doveva acquistare un tablet, del valore di 50 euro, per operare.

Era seguito un secondo incontro all’agenzia cormonese, questa volta era presente anche un referente proveniente da Marcon. In quell’occasione, era stata avvisata del corso in videochiamata che avrebbe dovuto effettuare nei giorni successivi. Alla ragazza avevano quindi fatto firmare una serie di documenti, assicurandole che ne avrebbe avuto copia in seguito, ma che mai in realtà aveva ricevuto. E soprattutto, ha spiegato il legale, non le era stata fatta alcuna menzione dell’acquisto del pacchetto vacanze che avrebbe poi dovuto vendere. Effettuato il corso in videochiamata, la giovane era pronta a cimentarsi nella nuova attività. Fino all’arrivo dei bollettini.

L.B.

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