Voleva dare cento euro per non pagare la multa Ma l’imputato è morto

Il camionista, fermato dalle Fiamme Gialle, era stato rinviato a giudizio per istigazione alla corruzione. L’avvocato scopre che s’è tolto la vita



A processo è accusato di istigazione alla corruzione, ma l’imputato è deceduto il 16 novembre 2018. Era ancora vivo quando l’uomo, un camionista di nazionalità polacca, Grzegorz Srubarz, di quarantotto anni, era stato rinviato a giudizio, il 18 settembre dello scorso anno.

A scoprire il decesso è stato il legale difensore, avvocato Ottavio Romano. Glielo aveva comunicato un connazionale del quarantottenne: «Mi ha inviato una mail, cercavo il mio assistito ma non riuscivo a mettermi in contatto con lui», ha raccontato l’avvocato.

Poche righe nella mail: l’amico s’era tolto la vita all’interno del suo camion, a Budrio, comune rientrante nell’area metropolitana di Bologna.

Il camionista era stato fermato nella zona portuale di Monfalcone da due brigadieri della Guardia di Finanza, durante un servizio di controllo.

L’uomo aveva parcheggiato il mezzo pesante, una bisarca, e aveva utilizzato una delle autovetture del carico per fare un breve tragitto in città, presumibilmente per lasciare l’area portuale e cercare un pubblico esercizio dove ristorarsi.

Ma appena lasciato Portorosega s’era imbattuto nelle Fiamme Gialle. Niente assicurazione, niente immatricolazione, né targa, evidentemente. Da qui la multa.

Secondo la pubblica accusa il camionista polacco allora avrebbe chiesto ai finanzieri di “chiudere un occhio” offrendo loro 100 euro.

Il legale difensore sostiene piuttosto da parte sua che in realtà si era trattato di un equivoco dovuto alla comunicazione poiché il quarantottenne non conosceva l’italiano, e i soldi che aveva esibito ai finanzieri erano quelli con i quali invece avrebbe voluto pagare direttamente la sanzione.

Al Tribunale di Gorizia, davanti al Collegio presieduto dal giudice Marcello Coppari, l’avvocato Romano ha fatto presente la situazione, e quindi la necessità di appurare e documentare la morte del proprio assistito. Il Tribunale ha pertanto disposto gli accertamenti in ordine al decesso dell’imputato attraverso i carabinieri di Budrio.

L’udienza è riaggiornata al 4 luglio prossimo.

Intanto l’avvocato Romano s’è messo in contatto con il Comune dell’area bolognese alla ricerca di informazioni e l’ente ha provveduto a inviargli proprio il certificato di morte del polacco.

«Il drammatico evento aveva colpito la comunità, in Comune a Budrio ricordavano bene il triste fatto e mi è stato subito inoltrato il certificato di morte», ha osservato il legale.

A questo punto il decesso ha un riscontro documentale, ed il processo è destinato a chiudersi per non doversi procedere a fronte dell’estinzione del reo.—



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