Vučić: «Possono pure uccidermi ma non riconoscerò il Kosovo»

Sfogo del presidente serbo sullo stallo dei negoziati con Pristina. Bacchettata alle opposizioni interne. Segnali a Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti

BELGRADO Parla diretto, senza giri di parole e manda messaggi importanti. Alla Serbia e all’Europa, ma soprattutto alla Germania di Anglea Merkel e alla Gran Bretagna di Theresa May. È un Vučić che sa qualcosa di molto serio, qualche cosa che mette in pericolo la sua stessa incolumità. Un’allerta dei servizi segreti di Belgrado di sicuro. Sta di fatto che alla vigilia del vertice dell’Iniziativa Brdo-Brioni a Tirana, il presidente della Serbia lancia i suoi proclami. All’opposizione che da mesi lo contesta lungo le vie della capitale risponde di non essere un traditore che venderà il Kosovo. Poi l’attacco alla comunità internazionale e a Pristina. La mia idea di soluzione «è stata rifiutata perché nessuno voleva ascoltare». E poi sui confini etnici che egli boccia senza esitazioni: «Dico che non abbiamo un confine chiaro (col Kosovo ndr.) - spiega Vučić ai cronisti - ne abbiamo uno che è scritto nella nostra Costituzione, ma sul terreno la situazione è alquanto differente e mi sono reso conto che era importante trovare una soluzione di compromesso e non portare avanti vuote storie eroiche».

Il presidente afferma di aver combattuto per qualche cosa di diverso, ma non ci è riuscito «perché nessuno voleva ascoltarlo». Ma quale fosse la sua proposta non lo dice. Accusala Germania di aver avuto un atteggiamento negativo fin dall’inizio. «Potete solo uccidermi - sbotta Vučić - anche se ciò non accadrà. Lo dico a tutti e specialmente ai tedeschi e agli inglesi: potete colpirmi, ma non riconoscerò il Kosovo indipendente, forse tra 15 anni ci sarà un altro presidente in Serbia, ma Vučić non riconoscerà il Kosovo».

A Tirana ieri Vučić sembrava stanco, teso e nervoso al punto che durante i colloqui dell’Iniziativa Brdo-Brioni - che raggruppa i presidenti di tutti i Paesi dell’ex Jugoslavia più l’Albania (ieri c’erano quali ospiti anche l’Alto commissario Ue per gli Affari esteri Federica Mogherini e il presidente polacco Andrzej Duda) - è sbottato nei confronti del collega kosovaro Hashim Thaci. «Tu dipendi da noi - gli ha detto - e non ti va che sia così, ti prego di parlarci e non che tu dica quello che vuoi e quello che non vuoi».

La rabbia e il nervosismo di Vučić non sono ingiustificati. Mercoledì sera alla vigilia del summit a Tirana c’è stato un incontro bilaterale Thaci col premier albanese Edi Rama in cui ha apertamente preso forma l’idea di Grande Albania con la cancellazione in pratica dei confini tra Kosovo e Albania con l’inclusione della Valle di Preševo che si trova nel Sud della Serbia, Preševo che è stata al centro di discussione anche al recente summit di Berlino quale possibile oggetto di scambio con il Nord del Kosovo (confini etnici), ipotesi questa supportata dal governo di Pristina.

Dopo una stretta di mano con Thaci, di fatto una sfuggente toccatina, lo sguardo sornione e beffardo, sotto gli occhi di una palesemente delusa Federica Mogherini, Vučić a Tirana ha chiarito di non aver proposto alcun modello di soluzione. «Mi basta ascoltare quello che Hashim (Thaci ndr.) vuole e quello che non vuole» ripete. Poi un ulteriore stoccata con affondo direttamente a Thaci, senza peli sulla lingua, per quell’idea di Grande Albania gli è proprio rimasta sullo stomaco. «Quale America ci spingerà nelle istituzioni internazionali? Ci hai provato con Kolinda (presidente Croazia ndr.), con Borut (presidente Slovenia ndr.) e non ci sei riuscito. Questa idea ti è venuta da solo o qualcuno ti ha aiutato? Io non ho mai parlato di soluzioni, tuttalpiù di colloqui positivi. Se si può fare, super! Se no sopravviveremo».

Ma non è finita, tanti sono i sassolini nella scarpa. «E per favore - precisa ancora Vučić a Thaci - ti prego di non menzionare più la Republika Srpska senza ragione, io so bene perché ne parli, perché gli americani non vogliono la Republika Srpska. Posso dirti che non ti permetterò di formare la Republika Srpska in Serbia, ma questo è il Kosovo». «Pensa se fossi stato io a parlare quello di cui avete parlato tu e Rama ieri sera (mercoledì ndr.) qui a Tirana oppure fosse stata Kolinda oggi (riferimento all’Erzegovina croata in Bosnia ndr.), ossia di unificazione». «Fermatevi - conclude Vučić - se troveremo una soluzione bene, se no spero che avremo la saggezza di evitare una guerra». —


 

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