Addio a Gregorio Scalise il poeta dell’impegno

BOLOGNA
Si è spento ieri il poeta Gregorio Scalise, 80 anni. Era nato a Catanzaro nel 1939 e viveva a Bologna, dove ha insegnato all’Accademia d’Arte. Ha esordito negli anni ’60 con un paio di plaquettes pubblicate in ambito sperimentale, nelle edizioni Geiger di Adriano Spatola. Una sua apparizione decisiva è del 1975, quando assume una posizione di netto rilievo nell’antologia "Il pubblico della poesia", curata da Berardinelli e Cordelli con l’inserimento del suo poemetto "I segni", uno dei suoi esiti migliori, se non il migliore in assoluto, poi ripreso nel volume "La resistenza dell’aria" (1982) per Lo Specchio Mondadori. Con «la nitidezza razionale del tono», scriveva di lui Maurizio Cucchi, Scalise «riesce a restituire in modo singolare ed efficace la condizione assurda nella quale si trova spesso a vivere l’uomo contemporaneo». Intelligente e ironico, aveva una forte impostazione filosofica che è anche alla base della sua scrittura poetica, nella quale procede spesso per accostamento di frammenti che creano l’uno con l’altro movimenti sorprendenti e attriti di senso. Era stato più volte a Trieste ai festival letterari. Tra i suoi ultimi libri “Opera-Opera. 1967–2007” (Sossella) e “La perfezione delle formule” (Stampa2009) del 2019. È stato anche autore di drammi e di saggi come "Bruciapensieri", "Ma cosa c’è da ridere", "Talk-show". L’associazione parenti delle vittime di Ustica ha ricordato i suoi versi dedicati alla ricerca della verità sulla strage. —
M.B.T.
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