Addio Enzo Cogno, il pittore gentile di Arte Viva

TRIESTE. È morto ieri Enzo Cogno. L’artista triestino da alcuni anni era ospite della Casa di riposo Arianna. Aveva 84 anni e nel 2014 gli era stato assegnato il sigillo trecentesco della città da parte del sindaco Roberto Cosolini.
di MARIANNA ACCERRBONI
Un animo buono, delicato, generoso. Un intelletto geniale: Enzo Cogno, uno dei protagonisti dell'arte d'avanguardia triestina, e non solo, ci ha lasciati con la tenera discrezione secondo la quale era vissuto. Nato a Palermo nel 1931, aveva frequentato il liceo artistico e assolto gli studi di Architettura a Venezia, assiduo anche all'Accademia di Belle Arti. Nella magica città si era poi trasferito nel periodo d'oro, in cui l'intellighenzia e l'arte internazionali si davano appuntamento più di oggi.
Negli anni del dopoguerra, quelli della rinascita, in una città colta come Trieste fonda nel '61 con Miela Reina la Galleria La Cavana, faro dell'avanguardia e ponte artistico fra qui e il mondo, e con lei la dirige in un sodalizio che proseguirà nella guida della sezione arti visive dell'associazione Arte Viva, creata dal compositore e musicista Carlo de Incontrera e attiva nel Centro Arte Viva Feltrinelli, nel cui seno nel '64 Enzo e Miela creano con Lilian Caraian, Chersicla, Palcic e Perizi il gruppo Raccordosei.
«Eravamo amici di una vita, Enzo e Miela e io - ricorda commosso de Incontrera -. Il loro era un antico sodalizio, li avevo conosciuti all'inizio anni '60, li ho immediatamente incamerati in Arte Viva e siamo praticamente vissuti insieme finchè è morta Miela nel '72. Lei era l'immagine più straordinaria di leggerezza, invenzione creativa e femminilità e faceva da legante tra noi in qualsiasi situazione. Disegnava sempre in qualsiasi attimo del giorno, mentre Enzo era l'opposto, componeva le sue opere meditate, geometriche, pulite».
Dal '60 al '63 lui aveva fatto lavori astratti e materici, gessi graffiati e tempere, quasi muri sulla tela. «Poi ha pulito il segno, è diventato molto geometrico, creando opere che tendevano al quadrato, sottese a diagonali. Enzo lavorava lentamente, era anche molto più pigro: i suoi pezzi catalogati per il Centro di Villa Manin sono poco più di 100, quelli di Miela poco più di 1500, ma lui è morto a 84 anni, lei a 37».
«Il nostro era anche un rapporto di simpatia…mentre lavoravamo, Enzo preparava le omelette - dice de Incontrera -, era nato forse più architetto, arredatore. La pulizia di Enzo si è orientata poi verso le geometrie e i rapporti cromatici. Se in Miela tutto era favolistico, lui faceva progetti precisi, componendo rapporti di colore tinta su tinta, geometrie tecnicamente giocate in maniera magistrale: ed ecco le Antinomie plastiche del '65, '66, '67 (come si sarebbe intitolata la preziosa mostra dedicatagli dal Comune al Museo Revoltella a cura di de Incontrera nel 2014/15). Un percorso creativo con un finale verso la pop art. Cogno aveva preso un oggetto conosciuto, la sfinge, innestanodovi un'operazione alla maniera di Alviani, César, Baj, Peccati, colorandola e trasformandola».
Intelletto poliedrico, pittore, designer, scenografo, a lui si deve tra l'altro la ricostruzione filologica di eventi artistici come i “Balli plastici” di Depero. «È stato un personaggio fondamentale del gruppo, quando è morta Miela, non è voluto più stare a Trieste e io non ho più voluto comporre», conclude il musicista.
Il 16 gennaio al Museo Revoltella ci sarà una piccola mostra e un pomeriggio dedicato a Miela e a quegli anni, dove Cogno sarà una delle anime fortemente presenti.
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