Colloqui immaginari con i filosofi nel libro di Carlo Dellabella
Alle 17.30 di giovedì 5 novembre alla libreria Minerva l’autore presenterà l’originale introduzione al grande pensiero di ieri e oggi

In un mondo dominato dalla tecnologia, può sembrare che la filosofia assuma un ruolo marginale. Ma, a riaffermare l’importanza e la centralità del pensiero filosofico, è uscito in questi giorni un libro pubblicato da Mimesis, la più importante casa editrice del settore in Italia, in cui l’autore, il triestino Carlo Dellabella, filosofo di formazione e docente appassionato, prova a scalfire la posizione inarrivabile di tale disciplina, dimostrando in modo profondo ma brillante come non sia per nulla astrusa o inutile, ma anzi, molto spesso, attuale.
Intitolato “A tu per tu con la filosofia. Colloqui immaginari” (pp. 274, 24 euro), il volume sarà presentato alle 17.30 alla libreria Minerva da Valerio Fiandra, Fabio Malusà, che leggerà dei brani con Gianpaolo Rasmini, e dall'autore.
Dellabella, oggi insegnante di filosofia all'Università della Terza età, prova a scalfire l'impianto monumentale di tale riflessione, inserendolo in una serie di colloqui immaginari con autori illustri, da Epicuro a Wittengstein: approccio inedito e del tutto originale, espresso attraverso stile vivace, ironico e prosa scorrevole e accessibile.
Il contatto diretto con gli antichi maestri ci fa scoprire anche anticipazioni critiche sulle storture della nostra epoca. Epicuro potrebbe far venire i brividi ai nostri pubblicitari, con la sua affermazione che è fondamentale accontentarsi: «Io credo che bisogna considerare un bene l’indipendenza dai desideri, non perché ci debba bastare il poco, ma perché, se non abbiamo molto, il poco ci possa bastare». Una sfida in un’epoca in cui i bisogni superflui non si contano più.
E lungimirante è Kant, con le sue affermazioni sulla guerra. Nel suo “Per la pace perpetua” si legge infatti che «La costituzione di ogni stato dev’essere repubblicana,...solo la creazione di un organismo sovranazionale può garantire la pace, la comunità umana deve essere cosmopolita e aperta a un’universale ospitalità, cioè al diritto per uno straniero a non essere trattato ostilmente».
I filosofi dunque – afferma l’autore - non sono vecchi barbogi come ci apparivano a scuola e significativi possono essere anche alcuni episodi delle loro vite. Cartesio per esempio non aveva saputo declinare l'invito a tenere lezioni alla regina Cristina di Svezia.
E mal gliene incolse: «Per i rigori dell’inverno svedese, finì che mi ammalai, presi la polmonite e, siccome non esistevano ancora gli antibiotici, la mia vita finì a Stoccolma». E che dire di Wittgenstein? Quando riuscì finalmente a pubblicare il suo Tractatus – brillante saggio di un giovane geniale - era convinto di non aver più nulla da dire e di aver chiuso con la filosofia, così lasciò Cambridge per andare a insegnare in una scuola elementare e poi a fare il giardiniere in un convento.
Un libro adatto a lettori di tutte le età, interessati ad allargare l'orizzonte dei propri interessi su temi come etica, estetica, metafisica, alla ricerca delle verità nascoste del mondo e della natura umana.
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