Cani artificiali e corpi terrificanti per il debutto di Science+Fiction a Trieste
Al via il 26° festival della fantascienza. In serata sarà proiettato in prima mondiale il film serbo “Sanctuary”, alla presenza del regista Filip Kovačević

Il 26° Trieste Science+Fiction – edizione speciale perché coincide con il fatidico centenario della fantascienza – è stato inaugurato martedì sera al Politeama Rossetti con un film quanto mai emblematico, pienamente attuale per il tema che affronta, così centrale nel dibattito odierno: l’intelligenza artificiale.
Secondo lungometraggio del 40enne Markus Lehmusruusu, il film d’apertura “The Squirrel” (“Lo scoiattolo”) - designato dalla Finlandia per l’Oscar e proiettato alla presenza del produttore Misha Jaari e dell’attrice Mimosa Willamo - è un tipico testo sci-fi a doppia temporalità. Di quelli, nella fattispecie, che parlano del presente attraverso il futuro. Siamo infatti in un mondo lindo e asettico, dove l’interazione con l’AI, tra consulenti vocali e digitalizzazione onnipresente, è ormai la regola (come quasi nella nostra realtà). Solo che in quel futuro ormai prossimo si è persa la relazione fisica con la natura. E degli animali, in particolare, esiste solo il ricordo archeologico da museo.
Quando allora il protagonista Pasi (Miro Lopperi) - timido disegnatore di cani domestici artificiali - si imbatte in un vero scoiattolo, e lo nasconde a casa per studiarlo, qualcosa di molto delicato si rompe nell’equilibrio sociale intorno a lui. Perché “The Squirrel”, oltre a riflettere sulle paure legate alle derive della scienza, ripropone una classica situazione politica dei testi distopici, ovvero il controllo “orwelliano” degli individui. In quel mondo sterile sono proibite le emozioni e le relazioni sessuali, e i trasgressori colti in amplessi furtivi in azienda sono puniti con disinfestazioni ed emarginazione.
Ma il cinema è il luogo delle passioni, e c’è sempre un film del passato che può venire in soccorso per questo tipo di storie. Così Pasi, col suo scoiattolo ritrovato, ricorda il pompiere Montag di “Fahrenheit 451” di Truffaut coi suoi libri rubati. Anche Pasi, come Montag, scopre una nuova realtà e nuove emozioni, si ribella, ritrova una dimensione naturale e, in questo caso, anche “animale”. Può così trovare il coraggio di rompere le regole e baciare la fredda investigatrice aziendale Emilia (Willamo), in segreto fortemente attratta da lui. Tuttavia, in questo inno alla naturalità, “The Squirrel” cade nella contraddizione di dover utilizzare proprio la temuta AI per dar vita allo scoiattolo coprotagonista. Giocoforza la riuscita del messaggio ne risente, e il film risulta schematico per la difficoltà di coinvolgerci, al di là delle interessanti premesse.
Ben altra energia ed efficacia visiva comunica invece il secondo film della serata d’apertura, il francese “Species” (“Sanguine”), opera seconda dell’emergente Marion Le Coroller. Fresco vincitore a Sitges, è un body-horror che affronta in modo critico (come tanti recenti film transalpini d’autore) il tema del lavoro. Dopo un incipit da choc in un fast-food chiamato Bloody Burger, vediamo la neolaureata Margot (Mara Taquin, eccellente) entrare da illusa tirocinante in un pronto soccorso distopico (ma non troppo), dove i pazienti sono curati in modi cinici e tempi frenetici. Ma lo stress è tale che Margot lo somatizza in maniera terrificante. L'orrore corporeo, alternato alla sensualità, evidenzia in “Species” lo squilibrio tra lavoro e vita privata, la pressione per la produttività e il burnout che ne deriva, che Le Corroller rappresenta nella vita della Generazione Z. Si tratta di una metafora evidente, ma resa con furore inconsueto e di scottante attualità, come testimoniano le piazze francesi di questi giorni.
Mercoledì 4 novembre alle 20 al Rossetti si terrà una prima mondiale. Sarà proiettato il film serbo “Sanctuary”, alla presenza del regista Filip Kovačević, storia post-apocalittica nella tradizione di quelle che già dagli anni ’60 il cinema dell’Est Europa aveva portato a Trieste (il cult “Fine agosto all’hotel Ozon”, 1967). Anche qui il futuro è rappresentato come un arretramento a un’epoca quasi medioevale, dove la tecnologia può essere però salvifica per i più deboli.
A seguire, alle 22.30 sempre al Rossetti, arriva il primo dei ben nove film americani della sezione Neon, “Another” di Andy Chen. Già passato al FrightFest di Londra, narra di una donna che vede ricomparire il marito morto in un incidente, e di uno scienziato che sperimenta viaggi fra dimensioni parallele (omaggio alla moda del multiverso). Ma i film statunitensi saranno oggetto di curiosità soprattutto per come vi si potrà leggere in filigrana l’America di Trump, oggi all’esame palpitante delle elezioni di Midterm.
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