Tornano gli zombi con Colony al Trieste Science + Fiction
Il regista sudcoreano Yeong Sang-ho presenta l'adrenalinico film ambientato in un centro commerciale di Seul, affiancato dalle opere di Caleb Phillips e Lukas Rinker

Zombi? Non ne vedrete più al Science+Fiction!”. Prometteva così il londinese Alan Jones cinque anni fa all’inizio del suo mandato di direttore artistico del Festival, alludendo ai numerosi film sui morti viventi, non sempre riusciti, presentati nelle precedenti edizioni.
Ma come resistere al ritorno quest’anno di Yeon Sang-ho, il geniale regista sudcoreano che aveva ridefinito lo zombie movie contemporaneo con il cult “Train to Busan”, che 10 anni fa a Trieste aveva mandato in delirio il pubblico della Sala Tripcovich? Il suo nuovo capolavoro inventivo e adrenalinico, che spaventa, diverte e commuove come il precedente, si intitola “Colony” (“Gun-Che”) e sarà presentato stasera alle 20 al Rossetti, dove probabilmente ritroverà l’applauso e le risate di diversi “reduci” della travolgente proiezione triestina di “Train to Busan” del 2016. “Colony”, presentato alle Midnight Screenings di Cannes 2026, ci riporta nel territorio dell’horror epidemico.
Il contagio stavolta parte quasi subito e alla grande in un mega grattacielo e centro commerciale di Seul, dove si svolge un convegno di biotecnologie. Una rivalità tra colleghi provoca un’iniezione a tradimento per vendetta, e il gioco è fatto. Il virus sviluppa aggressività belluina immediata e contagiosissima, ma soprattutto una capacità di mutazione ed evoluzione velocissima, che costringe un gruppo di sopravvissuti nell’edificio, guidati dalla professoressa Se-jeong, a escogitare sempre nuovi metodi di difesa da zombi rapidissimi e sempre più intelligenti.
Intanto il grattacielo viene isolato dalle autorità e l’unica speranza dei superstiti sta (guarda caso) in un vaccino. Due sono i principali riferimenti che “Colony” fa venire in mente al cinefilo. Il primo è lo spagnolo “Rec” per l’isolamento del contagio in un singolo edificio, che diventa insieme un ghetto e un labirinto dell’orrore. L’altro è naturalmente il capolavoro del filone, il vecchio “Zombi” (1978) di Romero prodotto da Argento, che per primo aveva usato lo scenario del centro commerciale per associare gli zombi agli acquirenti senza coscienza in chiave anticonsumista. Poi, come in “Train to Busan”, anche in “Colony” il valore aggiunto è dato dallo spessore psicologico e sociale che Yeon Sang-ho sa dare ai suoi personaggi, e che riesce a fare di uno zombie movie un film anche “intimo”.
E, come Romero, questo maestro sudcoreano sa regalare una regia di notevole valore figurativo, con l’allucinata bellezza di certi totali costellati di zombi ondeggianti, il loro ammassarsi scomposto e brancolante contro i vetri sui corpi delle vittime, la varietà delle maschere macabre, degli abbigliamenti, delle mutilazioni. Tutte visioni che sembrano il riflesso oscuro delle guerre in corso.
Come il film americano di ieri, “Another”, anche quello di oggi, “Imposters” di Caleb Phillips (alle 17 al Rossetti, un successo ai festival del fantastico) è la storia di una sparizione e di una misteriosa e dubbia riapparizione della persona scomparsa. Come se gli americani, di questi tempi, non sapessero più riconoscere le persone accanto e forse anche loro stessi.
Qui al centro troviamo una coppia di giovani professionisti che ha un figlio piccolissimo, che un giorno scompare all’improvviso dalla culla. Ma il mistero del dileguamento e della strana riapparizione del neonato sembrano interessare Caleb Phillips (ex operatore alla sua seconda regia) meno della tenuta della coppia in una situazione di crisi. Ottimamente diretto e interpretato, “Imposters” è innanzitutto un’indagine su una famiglia che si sfascia e si riunisce (ma sarà così davvero?), tra multiversi che diventano esistenziali.
Appartiene invece al filone eco-catastrofico il danese “Frostbite” (“Nella morsa del ghiaccio”) di Lukas Rinker, che dopo la prima al FrightFest di Londra di Alan Jones viene presentato oggi al Rossetti alle 22.30 con il regista in sala. L’esplosione “controllata” di una valanga va terribilmente storta, e l’ispettore ambientale Martia (sono tante le protagoniste femminili a questo Science+Fiction) si ritrova intrappolata con la famiglia sotto la neve in una cabina via distrutta.
E a proposito di donne forti nel cinema, oggi alle 20.30 all’Ariston la proiezione de “La maschera della morte rossa” (1964) di Roger Corman rappresenterà anche il primo appuntamento con l’ospite Julie Corman (ce ne sarà un secondo domani, sempre all’Ariston alle 20.30 per il film “Gas”), moglie ma anche compagna di lavoro del grande regista e produttore di cui il Festival celebra in questa edizione il centenario della nascita.
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