Alberto Angela superstar: «Ad Aquileia sono a casa divulgare è un’emozione»

Venerdì il popolare giornalista e scrittore ospite del Film Festival dell’archeologia. «Nel veicolare un’informazione scientifica è necessario renderla comprensibile e gradevole» 
26/02/2019 Roma. Rai. Trasmissione televisiva Porta a Porta, nella foto Alberto Angela
26/02/2019 Roma. Rai. Trasmissione televisiva Porta a Porta, nella foto Alberto Angela

TRIESTE Che parli dell’allunaggio, come nel caso di sabato scorso, eccezionalmente in Tv con suo padre Piero, o che parli di Cleopatra, come farà venerdì, dalle 21, nella piazza della Basilica dei Patriarchi per l’Aquileia Film Festival, il risultato è sempre lo stesso: pubblico affascinato e delle grandi occasioni, fan a caccia di autografi, smartphone ben puntati per immortalarsi con lui a tempo di selfie. Alberto Angela è riuscito a diventare una star vera e propria, pur non cantando il pop né conquistando la Champions League. Con l’iniziativa organizzata dalla Fondazione Aquileia, poi, il suo rapporto è di lunga data, certamente privilegiato. La cittadinanza onoraria, conferitagli due giorni fa dal Comune di Aquileia, suggella così un legame destinato a continuare.

Il suo ultimo libro ha per titolo “Cleopatra. La regina che sfidò Roma e conquistò l’eternità”. Perché proprio Cleopatra?

«Perché - risponde Alberto Angela - unisce due mondi che hanno forgiato il nostro presente: quello egizio e l’età romana. Certamente, quindi, fa parte di un momento storico cruciale. È stata una protagonista di quegli anni e ha permesso all’Impero Romano di avere un processo di accelerazione, di diventare quello che conosciamo attraverso i libri di storia».

Dante colloca Cleopatra tra i lussuriosi, Canto Quinto, Inferno. È una collocazione che si può condividere?

«La visione moderna su Cleopatra, che si è sviluppata dopo la sua morte, è quella scolpita dai Romani, cioè dai suoi nemici, che molto la temevano. E quindi la regina è stata raccontata come una donna capace di ammaliare gli uomini e di usare le sue arti femminili per conquistare il potere. In realtà, era proprio l’opposto.

Chi era, per davvero?

«Una donna che faceva paura proprio perché moderna. In una società antica, con un predominio maschile, era sicuramente molto indipendente, emancipata, intelligente, curiosa, colta. Scriveva trattati scientifici e conosceva le lingue: parlava agli ambasciatori senza aver bisogno di traduttori. E aveva poi compreso il ruolo del suo regno. Certo, ciò ha spaventato molto i Romani che l’hanno valutata in maniera molto negativa. Quindi, Dante non ha alcuna responsabilità: si è basato sull’immagine che gli era stata consegnata dagli Antichi e che peraltro è arrivata fino a noi. Infatti, al cinema vediamo la regina come una donna bella, affascinante, esotica, capace di sedurre uomini potenti, forti. Sì, indubbiamente aveva fascino, anche se non era bellissima, ma soprattutto il suo fascino era la sua intelligenza».

Di qualunque argomento parli, lei riesce a ottenere il pubblico di una Pop star. Si è abituato a così tanto successo?

«No, e non me ne abituerò mai. Ogni volta che si va in onda è sempre un esame: non si può mai prevedere come va e, di conseguenza, il successo mi sorprende sempre. In positivo, ovvio. L’importante è mantenere l’umiltà e soprattutto la grande qualità del lavoro. Poi i risultati arrivano, ma non bisogna mai dare nulla per scontato».

Qual è il segreto?

«Credo che risieda nel mettersi accanto allo spettatore: non davanti, dentro uno schermo, ma accanto. Le domande che lui si pone devono essere anche le tue. Entrare quindi in sintonia, trovarsi sulla stessa lunghezza d’onda con il pubblico è fondamentale. Nel veicolare un’informazione scientifica è quindi necessario renderla innanzitutto comprensibile e gradevole nelle frasi, nelle parole da usare, nei concetti. E poi, nel raccontare, ci vuole l’emozione: un’emozione chiaramente utile, non solo finalizzata all’ascolto».

Per quanto molto impegnato, per Aquileia trova sempre del tempo. Cosa la lega alla città?

«Tante cose. Innanzi tutto è un luogo straordinario, uno dei cardini del nostro patrimonio sia archeologico sia storico. E poi è una città ancora tutta da scoprire, anche se per buona parte è stata riportata alla luce e, comunque, studiata. Quindi è una città viva, che continuerà a parlarci. Inoltre, con Aquileia ho questo appuntamento annuale, per me consolidato, verso cui provo molto affetto sia perché sono stati bravissimi i suoi organizzatori sia perché ritrovo il pubblico che, come me, ama la storia, l’archeologia».

Contento di essere cittadino onorario di Aquileia?

«Per me è un grande onore, specie per l’importanza di questa città che ha lasciato un’impronta così marcata nella storia. Mi fa molto piacere far parte di una comunità con radici così antiche».

Poco o nulla trapela riguardo la sua vita privata. È corretto definirla “riservato”?

«Sì, perché trovo importante, per chi fa il mio mestiere di divulgatore, nell’epoca in cui tutti mettono la propria vita privata all’attenzione di tutti, mantenere un aspetto professionale. Il pubblico ti osserva per quello che dici e che fai, non per come sei quando torni a casa. Reputo quindi giusta una professionalità nell’informazione. Nel settore in cui mi trovo, quello della divulgazione scientifica, è un elemento fondamentale. Certo, in altri settori dell’intrattenimento ci possono essere altre logiche, ma io, per il mio, preferisco seguire questa strada». —
 

Riproduzione riservata © Il Piccolo