Attilio Micheluzzi, il segno dell’istriano

Bonelli editore dedica al grande disegnatore di Umago un albo di “Avventura”
Di Alessandro Mezzena Lona

Non era un autore di fumetti come gli altri, Attilio Micheluzzi. Per anni, in Libia e in giro per l’Africa, aveva lavorato come architetto, costruendo ambasciate, ospedali, aeroporti. Poi, il colpo di Stato di Gheddafi aveva messo in fuga oltre ventimila italiani. E lui, l’istriano di Umago, era andato a vivere a Napoli. Ma di riprendere il vecchio mestiere non se ne parlava proprio: troppe raccomandazioni, troppi intrallazzi, per non parlare delle solite, maledette tangenti.

Così lui, nipote di un ufficiale dell’Imperial Regia Marina austroungarica e figlio di un comandante di squadriglia della Regia Aeronautica italiana, si era inventato un nuovo mestiere. Quello dell’autore di storie a fumetti. Senza dimenticare d’essere un architetto, s’intende. Un giorno, nella redazione del “Corriere dei Ragazzi” in via Scarsellini a Milano, dove lavoravano i migliori nomi del fumetto italiano, aveva portato in visione a Aldo Di Gennaro alcune tavole. Orgoglioso del suo lavoro, si era affrettato a far notare che nel disegno di una nave aveva messo pure... la ruggine.

Una battuta, s’intende. Ma che fa capire perfettamente che tipo d’artista fosse Attilio Micheluzzi. Lui non aveva fatto la gavetta come i grandi del fumetto. Eppure, per raggiungere la bravura di Hugo Pratt, Dino Battaglia, si era messo a lavorare sodo. Adesso, a 25 anni dalla sua morte, avvenuta il 20 settembre del 1990 a Napoli, Sergio Bonelli editore gli dedica un albo intero di “Avventura” (pagg. 240, euro 6,30), la rivista che ripropone quattro sue storie a colori: “L’Uomo del Tanganyka” e “L’Uomo del Khyber”, apparse a suo tempo nella collana bonelliana “Un Uomo un’Avventura”, più “Rosso Stenton: Shangai”, una vicenda di mare ambientata nel lontano Oriente, e “Air Mail”, una delle tante storie tra le nuvole in cielo.

«Elegante, colto e sapido nel parlare, dotato di uno spiccato sense of humour, però anche rigoroso e maniacale nel “progettare”»: è il ritratto che Graziano Frediani dà di Micheluzzi. Un disegnatore che sapeva inventare storie bellissime, ambientate in giro per il mondo, senza mai smettere di curare i dettagli. Tanti i personaggi che hanno preso vita dalla sua fantasia: da Johnny Focus, il fotoreporter sempre in viaggio, a Rosso Stenton, il marinaio palombaro che viaggia sulla nave americana “Cincinnati”, fino a Roy Mann, creato in coppia con il papà di Dylan Dog, Tiziano Sclavi. Indimenticabile la sua Petra chérie, aviatrice polacca. Seducente avventuriera nell’inferno della Grande guerra.

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