Dalle ceramiche nascono fiori

A Miramare da domani 32 raffinati pezzi realizzati tra ’700 e ’900 a Nove, vicino Bassano
Di Marianna Accerboni

di MARIANNA ACCERBONI

Natura e arte rappresentano un binomio che ha ripetutamente incantato a tutte le latitudini i grandi maestri e il fruitore più raffinato. Di tale biunivoca corrispondenza ci offre un alto esempio di colta e raffinata bellezza la mostra "Scrigni di fiori e profumi. Le ceramiche di Nove: capolavori tra natura e finzione", curata da Katia Brugnolo, che s'inaugura domani alle 11 al Castello di Miramare: ospiti 32 pezzi dal finissimo decoro floreale, per la maggior parte di grande dimensione, realizzati tra il Settecento e il Novecento da varie manifatture della cittadina veneta, a due passi da Bassano. Tutti provenienti da collezioni private, diciassette dei quali totalmente inediti.

Ed ecco che nel Castello con il parco più amato d'Italia si accende un magico incontro: quello tra l'arte e la cultura veneta da un canto, con alle spalle un'antichissima tradizione e sullo sfondo i fasti aristocratici della Serenissima, e dall'altro il pragmatismo di matrice mitteleuropea di un arciduca colto ed elegante, Massimiliano d'Asburgo, fratello dell'imperatore Francesco Giuseppe, amante del mare e della bora, romantico e dedito anch'egli al bello, che reperiva dagli antiquari e nella natura, appassionato com'era, di oggetti d'arte e botanica; tanto da far arrivare nel 1859 nel parco, strappato alle pietre carsiche, del suo castello, alberi di notevole interesse botanico ed essenze esotiche, provenienti dal Messico, America settentrionale, Africa ed Estremo Oriente.

«In quegli stessi decenni - osserva la curatrice - il decoro floreale nella ceramica di Nove introduceva molteplici specie floreali, che arrivavano da continenti diversi dal nostro, perché evidentemente era nel gusto soprattutto dell'aristocrazia e della borghesia dell'epoca, prediligere fiori ricercati: non fiori nativi, come li definisce il botanico Marco Squizzato, ma fiori che arrivavano da lontano. Ed ecco che le due realtà, quella delle decorazioni sulle ceramiche di Nove e quella del prestigioso parco, combaciano alla luce dei grand tour che andavano allora di moda». E delle vicende coloniali e della circolazione delle merci, che ampliavano la conoscenza fra diverse situazioni geografiche. Lo stesso Massimiliano compì tra il 1857 e il '59, a bordo di quella fregata che per lui sarebbe poi divenuta la "fatal Novara", la circumnavigazione del globo, svolta a fini soprattutto scientifici.

In mostra porta-orologi, putti, vasi, cestine con fiori, specchiere, piatti, terraglie, orci, vasche, un rarissimo percolatore settecentesco (utilizzato per colare le essenze come il rosolio), tutti caratterizzati da una sorprendente naturalezza nella rappresentazione floreale, da delicatissima trasparenza nelle velature che compongono petali e foglie e da grande ricchezza e varietà cromatica. Sono riuniti sotto l'egida di un virtuosismo ricco di verve e di soluzioni formali inattese quanto eleganti, come il prezioso vaso della manifattura Antonibon, datato 1889 circa, alto cm 123 e firmato dal famoso pittore Giovanni Ortolani, di cui viene rilevata per la prima volta la duplice sigla: rappresenta l'immagine guida della mostra e i suoi manici si traducono in angeli. O il nido con uccelli e bambù in maiolica del secolo XIX che trasla il decoro nella dimensione di un oggetto scultoreo. O ancora il bureau trumeau in terraglia realizzata da Antonibon, quasi un prezioso gioco per piccole principesse datato seconda metà del secolo XIX.

Oltre all'aspetto estetico e all'indagine scientifica colpisce, nella realizzazione e curatela di questa rassegna, l'aspetto interdisciplinare che coniuga più elementi d'attrazione inconsueti. Se da un canto proprio negli anni in cui Massimiliano stava allestendo con specie arboree particolari il suo parco, il decoro floreale delle ceramiche di Nove raggiunge un grande successo e rivela una particolare attenzione per l'identità botanica di fiori ed essenze, tale aspetto viene ripreso e approfondito in occasione della mostra e ha fornito un ulteriore sviluppo della ricerca botanica che, oltre all'identificazione delle essenze e delle specie floreali raffigurate sulle ceramiche, ha analizzato le opere da un punto di vista nuovo e insolito, attraverso l'individuazione delle varie categorie - o taxa - che compaiono nelle decorazioni dei vasi. Inoltre secondo un allestimento attento e coerente, come precisa il direttore del Parco Marco Anselmi «la collocazione delle ceramiche evidenzia la loro estraneità rispetto all'arredo originale del castello e ne media l'inserimento in spazi già molto ricchi di stimoli». Da non scordare infine la curiosità suscitata dalle raffinate "stazioni olfattive": odorare per credere.

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