Dante fa il rapper a San Giusto nel “Fake” di Massimo Navone

Oggi il debutto degli Steal Novo, la band che "ruba" al Sommo poeta  mettendo in scena i versi e le ambizioni di un giovane artista all'esordio 
Roberto Canziani /



Proviamo a immaginare Dante adolescente. Togliamo di dosso il peso del padre della patria. L'onere del fondatore della lingua.

Non ha nemmeno vent'anni, l'Alighieri, quando comincia a mettere mano alla "Vita nuova". È un ragazzino innamorato, ha ambizioni artistiche, è desideroso di mostrare quanto vale. Come molti adolescenti oggi.

In "Fake Dante" - lo spettacolo che il regista Massimo Navone ha ideato e diretto, e che debutta oggi alle 21 al Castello di San Giusto per Trieste Estate - appunto questo si immagina. E si racconta di un giovane artista del Trecento alle prese con i problemi e gli interessi della sua età: la ricerca della propria identità creativa, politica e sociale, il desiderio di successo, le amicizie immense, gli amori disperati. Gli stessi - fatti i necessari distinguo - di quelle personalità ipersensibili e inquiete che sono i ventenni di oggi, permeati da un’emotività estrema e visionaria, che pone a dura prova i sensi.

Da qui è nata l'idea di mettere insieme un promettente gruppo di giovani uomini e donne di spettacolo e di proporre loro di rubare parole e versi all'autore della "Vita nuova". Per trasformarli in brani pop di successo.

Sul palco ci saranno dieci talenti che suonano, cantano e recitano, giocando scanzonatamente con Dante per dimostrargli affetto, fratellanza e ammirazione. Sulla distanza di 700 anni.

Come se la cava Massimo Navone con gli anniversari e le celebrazioni.

«Non mi piacciono. Sono meccanismi coercitivi. Però, se al di là della cifra tonda, approfittiamo di queste occasioni per scoprire qualcosa a cui altrimenti non avremmo mai prestato attenzione, ecco che possono rivelarsi utili».

Vuol dire, nel caso dei 700 anni di Dante, rileggere la "Vita nuova" mentre tutti fanno man bassa della "Divina Commedia".

«È un tentativo per smarcarsi dall'ovvio, il nostro. Mi interessava indagare gli esordi di Dante. Per il lavoro che faccio, sono sempre a contatto con giovani artisti. Che vogliono diventare attori o attrici, registi, drammaturghi, musicisti... Mi è venuto spontaneo confrontare le aspettative e le ambizioni di quel giovane uomo della fine del 1200, con quelle dei suoi coetanei odierni».

E che cosa ha scoperto?

«Che attraverso i secoli è ancora possibile riconoscere una giovanile propensione alla ricerca, un impulso, una spontaneità. Ciò che caratterizza anche questa generazione che, come il Dante sperimentale di allora, ambisce a qualcosa di emotivamente forte, qualcosa che sconquassi».

Dobbiamo quindi immaginare i poeti del Dolce Stil Novo come una band d'avanguardia?

«I nostri giovani artisti si sono dati un nome che proprio a questo rimanda. Steal Novo: si legge come Stil, ma significa furto. Rubano a Dante, si lasciano ispirare da lui, metabolizzano i suoi versi e li stropicciano. Fino a farne un rap, uno scatenato pop-rock, una dolce ballata, un pezzo country. Gli Steal Novo sono al debutto, ma pensano già in grande: il loro primo album "Fake Dante" è già pronto. E su YouTube ci sono già le loro clip».

“Fake Dante - Steal Novo in concerto” è un progetto di co-produzione tra quattro teatri di produzione del Friuli Venezia Giulia: Bonawentura-Teatro Miela, CSS Teatro stabile di innovazione, ArtistiAssociati e La Contrada-Teatro Stabile di Trieste.

Sul palco ci saranno Irene Sualdin, Veronica Dariol, Ilaria Marcuccilli, Mila Comel, Giacomo Segulia, Antonio Veneziano, Omar Giorgio Makhloufi, Alejandro Bonn, Davide Rossi e Enza de Rose.

La collaborazione ai testi è di Stefano Dongetti. —



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