«Dietro quei manifesti continuano a emergere novità»

«Che Marcello Dudovich fosse anche un fotografo, no, non me lo aspettavo». Lo ha affermato ieri il giornalista Roberto Curci che ha curato assieme alla storica dell’arte Nicoletta Ossana Cavadini la mostra dedicata al rapporto stretto tra i manifesti realizzati dal maestro triestino e l’immagine ricavata da un obiettivo e da una pellicola.
«Nel 2003 quando aveva realizzato una mostra su Dudovich per il Museo Revoltella, mi illudevo che fosse la mostra definitiva, che poco o nulla sarebbe emerso successivamente sull’attività di questo artista triestino. Sbagliavo, perché sono emersi e continuano a emergere nuovi episodi, nuovi dettagli sul suo lavoro e sulla sua vita. Ad esempio, come dimostrano questa rassegna e il suo catalogo, lo stretto rapporto tra l’immagine fotografica usata spesso a livello propedeutico per progettare un manifesto e il manifesto stesso. È stata una caccia vera, ricca, proficua, piena di sorprese. Abbiamo scoperto che Dudovich ha lavorato per le Bambole Lenci. Ma siamo anche riusciti fortunosamente a far riemergere qualche mese fa il nome della modella ripresa di via Imbriani: Cristina Luce, una pronipote del cartellonista».
Michela Luce, giornalista a Venezia e figlia dell’ultima modella di Dudovich, ha riconosciuto nell’immagine della madre, ma anche alcuni dettagli presenti nell’appartamento divenuto sala di posa. «Ho visto mia madre davanti alla toletta, all’epoca arredo irrinunciabile delle stanze da letto, zio Marcello, seduto di fronte a lei la dirigeva imperturbabile, suggerendole le pose. Riconosco gli oggetti , la bottiglia di cristallo col tappo d’argento, la spazzola, la scatola portagioie». —
c.e.
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