Ecco perché gli uomini sono sedotti dai potenti
«I movimenti politici desiderosi di restringere l’autonomia dei cittadini, ottengono questo risultato additando la minaccia esercitata da veri o supposti nemici. La presenza di nemici reali o immaginari rischia sempre di comprimere la libertà». Lo scrive Piero Melograni (1930-2012) nel suo “Saggio sui potenti” (Einaudi, pagg. 128, Euro 12,00) che esce postumo ma nel momento più adatto. Attorniati come siamo da una quantità di finte emergenze a tutto vantaggio di chi ha interesse a limitare le nostre libertà, e da capi che sfoggiano e abusano di poteri che non hanno, il pamphlet di Melograni arriva come una boccata d’aria. Storico di vaglia, Melograni passa in rassegna la figura del “capo”, cioè di chi governa, portando ad esempio varie figure dall’antichità ai nostri giorni, o meglio il contesto in cui queste figure - come Lenin o Hitler - operarono. L’assunto attorno al quale ruota tutto il ragionamento di Melograni è semplice: «Gli uomini - scrive - divinizzano troppo spesso il potere. Attribuiscono ai capi una facoltà pressoché illimitata di modificare la storia del mondo. Immaginano che i governati esercitino un pieno controllo sulla politica, sull’economia, sulle burocrazie, sugli apparati militari. Ma si ingannano. La realtà del potere è diversa dalle apparenze. Un capo conosce molto poco il modo che lo circonda, e molto poco riesce a trasformarlo. (...) Il potere risiede fuori dai palazzi dei capi, nelle grandi forze spirituali e materiali che si agitano nelle società (...)».
P.S.
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